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L’evoluzione del sistema partitico e politico spagnolo dal 1978 al 2015

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Federico Aversa Contatta »

Composta da 35 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 160 click dal 14/12/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Federico Aversa

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che ha a che fare con la mancata comparsa di nuovi partiti rilevanti a livello nazionale, almeno fino alla prima decade del XXI secolo. La crisi del 2008 e lo sconquasso sociale portato da quest’ultima ha dato vita a enormi rotture sociopolitiche. Da qui la nascita dei due nuovi partiti politici della scena spagnola: Ciudadanos e podemos. La tradizione classica della scienza politica suggerisce di analizzare la configurazione del sistema partitico e la sua dinamica guardando in primo luogo al numero di partiti rilevanti (formato del sistema partitico), alla distanza ideologica tra gli stessi (polarizzazione) ed alla direzione della competizione. Il processo detto “della Transizione” terminò con i risultati delle elezioni del 15 giugno ‘77, elezioni viziate non solo dal sistema elettorale in vigore, ma anche perché la Union de Centro Democratico (Ucd) usò semplicemente il potere istituzionale conferito a chi convoca le lezioni e ad alcuni partiti fu impedito di partecipare con la propria sigla (Iglesis Turriòn Pablo 2015, Democrazia anno zero. Il manifesto politico del leader di Podemos. - Edizioni Alegre). Non è stato di certo stabile nel tempo, nella Spagna postfranchista, il numero dei partiti e il proprio formato. Per descrivere il caso spagnolo, le sequenze maggiormente utilizzate, indicano presenza di pluralismo moderato nel periodo 1977- 82, di un sistema a partito predominante nel periodo che va dal 1982 al 1993, di uno a forma di pluralismo moderato diversa dalla precedente a partire dal 1993. Sin dalle elezioni fondanti del 15 giugno 1977, per quanto riguarda il numero di partiti, gli spagnoli hanno concentrato gran parte del loro voto su pochi partiti, questa è rimasta un’opzione costante nonostante nel tempo siano avvenuti mutamenti importanti nelle leadership partitiche. Inoltre, l’ingresso di nuovi partiti ecologisti o di nuovi partiti di destra che si è visto in molti altri sistemi partitici europei e nei relativi Parlamenti non si è però verificato in Spagna (Grilli di Cortona P . Pasquino G . 2007, Partiti e sistemi di partito nelle democrazie europee. - Il Mulino). Questa però è una faccia della medaglia, l’altra è quella relativa all’incremento del numero di partidos de ambito no estatal (Pane) che riescono ad ottenere almeno un seggio al Congresso. Se si guarda al numero di partiti parlamentari la Spagna si colloca a livelli di Italia e Belgio, vale a dire che ha uno dei Parlamenti più frammentati. Quest’altra faccia della medaglia riflette un carattere tipico del caso spagnolo: l’intreccio tra sistema partitico nazionale e sistemi/subsistemi partitici locali spesso molto frammentati. Non è un caso che negli studi sul sistema partitico spagnolo emerge sempre più la presa in considerazione di una dimensione che con minor frequenza si incontra negli studi di altri casi: come quella spaziale-territoriale. 6
Estratto dalla tesi: L’evoluzione del sistema partitico e politico spagnolo dal 1978 al 2015