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La riforma della sanità penitenziaria: il superamento dell'ospedale psichiatrico giudiziario e le prospettive pedagogico-educative

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Anna Linda Patrini Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 404 click dal 19/12/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Anna Linda Patrini

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10 accesso epilettico di tipo tonico-clonico, andava incontro ad uno stato di stordimento che facilitava lo sgozzamento. Cerletti e collaboratori osservarono che, se i maiali non venivano uccisi, uscivano pian piano dallo stato di stordimento. Da questa constatazione partì lo studio dell'applicazione della corrente elettrica sull'uomo. A seguito di questo periodo di valutazione e ricerca delle adeguate caratteristiche tecniche dello stimolo fisico sul maiale (modalità di applicazione, tempo di esposizione, intensità di voltaggio ecc.), Cerletti affidò a Lucio Bini la realizzazione pratica di un'apparecchiatura che offrisse le necessarie garanzie per una sperimentazione sull'uomo. Nell'aprile del 1938, Cerletti e Bini attuarono a Roma, presso la clinica Universitaria neurologica, la prima applicazione elettrica sull'uomo, dando così ufficiale comunicazione del metodo all'Accademia Medica di Roma, denominandolo appunto elettroshock. La dicitura rimase invariata negli anni tranne che durante il periodo fascista in cui l'autarchia semantica impose i termini di elettro- urto o elettro-squasso. Nello stesso anno tale pratica terapeutica si diffuse anche in Francia, Olanda, Inghilterra e Stati Uniti d’America per mano di Kalinowsky. Col tempo la tecnica iniziale andò incontro a progressive modifiche, volte ad ottenere prevalentemente una diminuzione degli effetti collaterali ed un aumento dei presunti effetti terapeutici: modificazioni delle caratteristiche delle apparecchiature, protezione del malato anche con specifiche posture precauzionali, uso di premedicazioni fino alla narcosi barbiturica curarica e all'odierna anestesia. Lo scopo dell'affannosa ricerca di Cerletti fu quello di individuare, in era pre-farmacologica, un percorso terapeutico che potesse alleviare le sofferenze della malattia mentale. L'elettroshock ne era strumento, ma primitivo e violento, nonché privo di chiari fondamenti scientifici, come apparve ben presto evidente allo stesso Cerletti, che si espresse nel seguente modo già nel 1948: "Lo dissi già fin dalla prima volta che io presentavo l'E.S., che mi auguravo che questo metodo aggressivo, violento, venisse al più presto abbandonato per metodi meno drastici, e sto lavorando attivamente in questo senso: sarò il primo a rallegrarmi quando l'E.S. non verrà più applicato."
Estratto dalla tesi: La riforma della sanità penitenziaria: il superamento dell'ospedale psichiatrico giudiziario e le prospettive pedagogico-educative