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Il lessico della coscienza in Plotino

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Samuele Anese Contatta »

Composta da 174 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 60 click dal 08/03/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Samuele Anese

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lui ma di cui prima era totalmente incosciente, scopre di essere una parte di sé che prima ignorava, e in questa nuova vita si sente se stesso più pienamente che nella vita ordinaria condizionato dai sensi. Questa consapevolezza presto sfuma nella coscienza ordinaria, razionale e discorsiva, con la quale l’uomo può riflettere intorno a ciò che ha vissuto anche se in qualche modo non ne è più attivamente conscio. A questo punto Hadot si impegna a chiarire la spiegazione che offre Plotino circa la difficoltà di esercitare tale coscienza e il il motivo per cui tali esperienze siano così rare. I passi in questione sono V 1 [10], 1-8. e VI 4 [22], 14.16-31. Nel primo è posta la domanda di come sia possibile che “noi siamo qualcosa di cui non abbiamo coscienza”, mentre nel secondo va cercata la risposta. Ossia che la coscienza è solo un centro prospettico; l’io quotidiano tende a far coincidere, erroneamente, il nostro io con questa limitata prospettiva. Questo errore è inevitabile poiché, affinché un’attività psichica sia nostra, deve essere cosciente. La vita dello spirito può invadere il campo della coscienza solo quando noi, attraverso il riposo e una disciplina di silenzio interiore, riusciamo a prestare attenzione al mondo superiore, facendo diventare la vita dell’Intelletto la nostra vita. Hadot poi, tra i primi, assegna grande importanza al passo di I 4 [46], 10.6-18, nel punto in cui Plotino introduce la metafora dello specchio. Infatti la coscienza è paragonabile ad uno specchio interiore, uno specchio che si indebolisce e non è capace di riflettere lo spirito, qualora l’uomo dedichi troppa attenzione alla vita del corpo. Coscienza quindi come centro prospettico che rende proprio ciò che vede proprio e quindi coscienza come “io”, e coscienza come specchio, il più delle volte rivolto al sensibile ma capace di riflettere anche lo spirito. Lo studioso francese afferma che però, anche quando si sia riuscito ad orientare lo specchio della coscienza verso il nostro io superiore, ancora non avviene una piena fusione. Perciò sembra che il massimo che noi possiamo fare in questa vita, spiritualmente parlando, è ricercare questi brevi istanti di iper-coscienza, dove possiamo perdere la coscienza dell’io inferiore e non certo guadagnare quella dell’io superiore. Tutto ciò a causa della coscienza, descritta come una sensazione interiore che esige uno sdoppiamento fra ciò che vede e gli oggetti della visione, percepiti nello spazio e nel tempo. Quindi una coscienza intrecciata col tempo, incapace di rendere le cose 14
Estratto dalla tesi: Il lessico della coscienza in Plotino