Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Aspetti del processo di crescita e di integrazione economica della Repubblica Popolare Cinese: gli investimenti in Italia

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Matteo Fracchia Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 66 click dal 30/03/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Matteo Fracchia

Mostra/Nascondi contenuto.
17 2.2 Il primo piano quinquennale (1953-1957) Gli ottimi risultati della ricostruzione, la fine della guerra di Corea e l’alleanza economico-politica con l’URSS, crearono i presupposti per l’avvio di un programma di sviluppo economico e sociale sistematico e distribuito nel tempo: il primo piano quinquennale. L’alleanza e l’affinità ideologica con l’Unione Sovietica, ma in particolare la valutazione positiva data alla sua esperienza di sviluppo, portarono il governo cinese ad adottarne i principi e le modalità di attuazione, consapevoli della possibilità di raggiungere rapidamente alti livelli di sviluppo. La produzione agricola doveva necessariamente aumentare, in quanto i surplus derivanti da tale settore avrebbero finanziato con decisione gli investimenti della grande industria. Per tale motivo il piano prevedeva nelle campagne l’avvio della collettivizzazione, la quale in principio era stata avviata con la formazione delle squadre di mutuo aiuto, ma si era consolidata nella fase successiva con la costituzione di cooperative di livello inferiore (semi-socialiste), costituite da una trentina di famiglie. Alla fine del 1955, questa forma di cooperazione interessò il 63% della popolazione. Mao Zedong, ritenendo il modello sovietico un esempio da seguire rigorosamente, sosteneva la necessità di velocizzare il processo di collettivizzazione al fine di ottenere un maggior surplus agricolo, così a dicembre del 1955 si passò alle cooperative socialiste superiori, che si avvicinano sempre più allo stampo sovietico. Esse riunivano mediamente dalle 100 alle 300 famiglie, abolivano la proprietà privata della terra, che diventava proprietà della cooperativa, per far sì che i contadini rimanessero proprietari solo della propria casa e di un piccolo appezzamento dedicato all’uso domestico. Questo tipo di organizzazione nel 1956 coinvolse l’88% delle famiglie e la percentuale salì al 93% nel 1957. La collettivizzazione, che avrebbe dovuto avere un procedimento graduale, subì invece un’accelerazione, causata anche dal clima di entusiasmo sociale che aveva creato il leader del Partito nel rivolgersi direttamente ai contadini, facendoli ambasciatori del desiderio di costruire una grande economia socialista.
Estratto dalla tesi: Aspetti del processo di crescita e di integrazione economica della Repubblica Popolare Cinese: gli investimenti in Italia