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Un paradigma mitico: Issione nel "Filottete" di Sofocle

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Filologia, Letteratura e Linguistica

Autore: Sabrina Mancuso Contatta »

Composta da 146 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 38 click dal 05/04/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Sabrina Mancuso

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1. Il mito di Issione nella letteratura greca e latina, con riferimenti a Coronide, a Piritoo e ai Centauri 14 verso 21, metre θεῶν e βροτοῖς sono agli estremi. Pindaro localizza il castigo di Issione in cielo: l’espressione παντᾷ κυλινδόμενον (23) si adatta alla sede celeste. Questa tradizione, che colloca la pena di Issione in cielo, risulta essere quella più antica ed è presente nel Filottete di Sofocle (679-680), che esaminerò nel quarto capitolo, nella menzionata Epitome alla Biblioteca di Pseudo-Apollodoro (I 20) e nella Vita di Apollonio di Tiana di Filostrato (VI 40). La menzione della ruota e dell’annuncio di Issione (22-23) sarà ripresa nella chiusa del mito (40-41a), secondo il modo tipico della Ringkomposition 31 . L’invito a onorare il benefattore, esposto nei versi 23-24, è presente anche in uno scolio alle Fenicie di Euripide (1185 I, 375 Schwarz): χρὴ τιμᾶν τοὺς εὐεργέτας 32 . L’εὐεργέτας 33 del verso 24 è Zeus, i cui benefici nei confronti di Issione vengono ricambiati con ingratitudine e insolenza. Il termine εὐεργέτας non è attestato prima di Pindaro, ma indica un concetto tipico dell’età arcaica (si pensi a εὐεργεσίας ἀποτίνειν 34 in Od. XXII 235). Issione è rappresentato da Pindaro come un testimone diretto e consapevole, che proclama ai mortali la morale ricavata dalla propria esperienza: al verso 25 viene utilizzato il verbo ἔμαθε. L’iniziale benevolenza degli dei per Issione, menzionata nei versi 25-26, richiama l’onore dimostrato dagli dei nei confronti di Tantalo, anch’egli reso partecipe di nettare e ambrosia (Pind., Ol. 54-62) 35 . L’ammissione di Issione alla mensa degli dei è menzionata anche nello Schol. ad Od. XXI 303, II 702-703 Dindorf (καὶ πιὼν πολὺ τοῦ νέκταρος καὶ τῆς ἀμβροσίας ἁψάμενος 36 ). Come appare evidente in Ol. 54-62, analogamente a Issione, anche Tantalo si crede un dio: dopo che Zeus lo rende partecipe di nettare e ambrosia (e, dunque, dell’immortalità), tenta di donare ai suoi compagni mortali gli stessi cibi e lo stesso privilegio 37 . La principale differenza fra Issione e Tantalo consiste nel fatto che, mentre le colpe di Tantalo riguardano la sola sfera divina, quelle di Issione oltraggiano allo stesso modo gli uomini e gli dei 38 . Nei versi 26-29, Issione si dimostra incapace di reggere la propria condizione privilegiata, rivelandosi simile a Tantalo anche sotto questo punto di vista (Pind., Ol. I 55-56). A proposito di Tantalo, Pindaro usa la parola κόρος 39 (Pind., Ol. I 56) 40 . In questi versi 31 Vd. Gentili, Angeli Bernardini, Cingano, Giannini 1995, 373-274 32 Bisogna onorare i benefattori. 33 Glossato in LSJ 1996, 712, s.v. εὐεργέτας come benefactor, “benefattore”. 34 Ricambiare i benefici. 35 Vd. Gentili, Angeli Bernardini, Cingano, Giannini 1995, 374-375 36 E bevendo molto nettare e ottenendo ambrosia. 37 Vd. Gentili, Catenacci, Giannini, Lomiento 2013, 376 38 Vd. Bowra 1964, 80 39 Eccesso
Estratto dalla tesi: Un paradigma mitico: Issione nel "Filottete" di Sofocle