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Lessico della vergogna nell' "Aiace" di Sofocle

Laurea liv.I

Facoltà: Filologia, Letteratura e Linguistica

Autore: Sabrina Mancuso Contatta »

Composta da 124 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 44 click dal 05/04/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Sabrina Mancuso

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1. Αἰδώ ς 11 dell’imperativo aoristo di αἰδέομ αι, ripetendola due volte, forse per evocare un famoso passo dell’Iliade che ha per protagonista Aiace ( Ι 640). Il secondo passo in cui ricorre αἰδέομ αι è collocato nel verso 1356: ἐχθ ρ ὸν Ὠ δ ’ αἰδῆ νέ κυ ν ; Hai così riguardo di un nemico morto? Tali parole sono pronunciate da Agamennone. Ma, a differenza dell’Atride, Odisseo rispetta l’ἀ ρ ετ ή del suo nemico ed è riluttante a privarlo della τ ιμή. La convinzione, in base alla quale agli altri dovrebbe essere accordata la τ ιμή che meritano, è omerica e mostra l’esistenza in Odisseo di un sentimento di αἰδώ ς 14 . Nella delineazione del significato che αἰδώ ς assume nell’Aiace di Sofocle sembra opportuno tracciare paralleli con l’epica omerica: per l’uomo omerico la più potente forza morale non è difatti la paura della divinità, bensì il “rispetto”, decretato dall’opinione pubblica. La “civiltà di vergogna” è tipicamente omerica; deriva dalla tensione fra l’impulso individuale e la pressione sociale. Nella società omerica, tutto ciò che espone l’uomo al disprezzo o alla derisione dei compagni e che lo porta a "perdere la faccia" è avvertito come insopportabile 15 . Si attribuisce al termine αἰδώ ς, nel contesto dei poemi omerici, il significato di Scheu, “timidezza”, che può manifestarsi o davanti al più potente – cioè gli dei e le persone che ispirano timidezza, come i re – o davanti ai rimproveri del prossimo, o davanti a qualcosa di sacrilego, o in quanto vergogna dei propri genitali (con significato passivo), o sotto forma di divinità; può inoltre indicare semplicemente Schüchternheit, “pudore” 16 . Nell’individuazione di paralleli coi menzionati passi dell’Aiace tralascerei, chiaramente, le ultime tre accezioni del termine. Per quanto riguarda dunque il significato di αἰδώ ς come timidezza avvertita al cospetto del più potente, si ricordino i versi Κ 237-9, in cui Agamennone si rivolge a Diomede con tali parole: evocare il ricordo di un'altra famosa scena in cui è stato coinvolto Aiace (Ι 640: αἴδ ε σ σα ι δ ὲ μ έλ αθρ ο ν , “rispetta la casa”). Qui, Aiace invita Achille a mostrare riverenza per la legge dell’ospitalità e per i compagni Greci, e a moderare dunque la sua rabbia (Stanford, 1979, 124). È inoltre possibile confrontare questi versi dell’Aiace con Φ 38 e Φ 82, in cui rispettivamente Priamo ed Ecuba esortano al riguardo verso i genitori (Ferrari, 1974, 50). 14 Cairns, 1993, 238-9. I valori di Agamennone sono più vicini a quelli di Aiace, che a quelli di Odisseo (Garvie, 1998, 246). Una più comprensiva – umanamente e politicamente – nozione di αἰδ ώ ς è un punto essenziale di divergenza fra Odisseo e Agamennone, fra le punte più evolute della morale ateniese contemporanea e la più arcaica etica eroica (Ferrari, 1974, 113). 15 Dodds, 1968, 18 16 Snell, 1955-2010, I, 279, s.v. αἰδ ώ ς
Estratto dalla tesi: Lessico della vergogna nell' "Aiace" di Sofocle