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La governance nelle start-up: dinamiche di potere e controllo tra imprenditori, fornitori e finanziatori

Laurea liv.I

Facoltà: Economia e Gestione Aziendale

Autore: Davide Busanello Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 210 click dal 16/04/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Davide Busanello

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11 | P a g . Questa tendenza trova riscontro anche nelle più recenti pubblicazioni del Global Entrepreneurship Monitor (G.E.M.), uno dei più rilevanti istituti di ricerca avente l’obiettivo di monitorare in modo sistematico e strutturato l’evoluzione della nuova imprenditorialità nei vari Paesi. Il principale indicatore elaborato ed utilizzato dal G.E.M. è il tasso di nuova imprenditorialità (Total early stage Entrepreneurial Activity - TEA) che tiene conto del livello dell’attività imprenditoriale considerando l’imprenditorialità nascente (ovvero la percentuale della popolazione che sta cercando di avviare un’attività imprenditoriale) e le nuove imprese (fino a tre anni e mezzo dall’inizio dell’attività). Confrontando i valori assunti nel Global Report (2013) da detto indicatore nelle economie sviluppate con le specificità del contesto italiano, è possibile osservare che, a fronte di tassi di nuova imprenditorialità superiori al 12% di Stati Uniti e Canada e a valori significativi registrati dai principali Paesi europei come Olanda (9,3%), Irlanda (9,2%), Lussemburgo (8,69%), Regno Unito (7,14%), Germania (4,98%) e Francia (4,57%), l’Italia si posiziona all’ultimo posto con un indice T.E.A. pari al 3,43%. Le attitudini imprenditoriali, ossia l’insieme di percezioni che gli individui hanno in merito alle opportunità imprenditoriali offerte dall’area in cui risiedono, alle proprie capacità di intraprendere un’attività d’impresa, alla paura di fallire e all’intenzione di fare impresa in tempi brevi, variano sensibilmente nei differenti Paesi U.E.. Ordinando i Paesi sulla base del valore delle opportunità percepite, considerato il fattore principale che spinge le persone (in questa tipologia di Paesi) a creare una nuova impresa, risultano in testa a questa graduatoria la Svezia (il 64,4% della popolazione percepisce buone opportunità imprenditoriali) e la Norvegia (63,7%), seguite da Gran Bretagna (35,5%), Germania (31,3%) e Francia (22,9%). L’Italia è al quarto posto con opportunità percepite che sono circa la metà di quelle in UK (17,3%). Analizzando le capacità imprenditoriali, è interessante notare come nella maggior parte dei casi i valori percentuali di percezione di opportunità imprenditoriali e la valutazione delle proprie capacità imprenditoriali siano molto vicini tra loro per ciascun Paese. L’Italia (al pari di Spagna, Portogallo, Grecia e Slovenia) rappresenta un’eccezione, dove l’autovalutazione delle capacità imprenditoriali è superiore alle opportunità offerte dai rispettivi Paesi. L’indicatore T.E.A. poco soddisfacente dell’Italia è anche il risultato della percezione di un’elevata paura di fallire (48,6%), superiore alla media U.E. (38,2%), che inevitabilmente si ripercuote in negativo sulla creazione di nuove imprese. All’interno della macro-categoria rappresentata dalle imprese di nuova costituzione, è opportuno prestare una particolare attenzione alle imprese cd. “high-growth” e soprattutto alle cd. “gazelle”. Secondo l’O.C.S.E., le imprese high-growth sono quelle attività che, dal punto di vista occupazionale e/o reddittuale, hanno registrato una crescita media annua almeno pari al 20% per un periodo complessivo di tre anni. Generalmente le imprese high growth rappresentano una piccola parte della popolazione imprenditoriale complessiva. Tipicamente, la quota ricoperta da dette imprese risulta essere compresa tra il 2% e il 6% nella maggior parte dei Paesi (fig.2). La loro importanza trova
Estratto dalla tesi: La governance nelle start-up: dinamiche di potere e controllo tra imprenditori, fornitori e finanziatori