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«Cantore delle piccole cose di tutti i giorni» Storia di Giovanni Mosca

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Irma d’Amaro Contatta »

Composta da 129 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 39 click dal 28/06/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Irma d’Amaro

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17 Barone: E il film? Bertoldo: L’ultimo capolavoro della stagione. Barone: E l’operazione? Bertoldo: Riuscita perfettamente, ma il paziente è morto per altre ragioni». Il discorso tra il Barone e il villano Bertoldo verte sull’assurdità del linguaggio di prammatica in tempo fascista, sulla discrepanza tra espressione e azione. Nel secondo numero del «Bertoldo» il Barone sarebbe stato promosso Granduca Trombone, ma il tono del suo discorso con il villano non sarebbe cambiato. I catechismi ostentatamente falsi di Mosca per chi era giovane allora, tra la guerra in Etiopia e la Seconda guerra mondiale, costituiscono uno dei pochi modi di dissentire dall’altro linguaggio o almeno di sentire che l’altro linguaggio diffuso da tutte le veline governative, insegnato in tutte le scuole del Regno, affermato spesso e volentieri dai genitori nella maggioranza delle famiglie italiane, quello, sì, era insincero sul serio. L’ipocrisia generale viene insomma incrinata, messa in evidenza come menzognera, smascherata dalla falsità stravagante ostentata nei messaggi che intercorrono, consapevolmente o non, tra il giovani lettori, Mosca e Metz, che – con tutti gli altri del «Bertoldo» – trasmettono l’insofferenza per la retorica di tipo pubblicistico e pubblicitario che il regime fascista pretende di imporre all’Italia. I due, redattori del «Marc’Aurelio», venivano chiamati a dirigere il «Bertoldo» con la benedizione di De Bellis. Rizzoli aveva offerto loro uno stipendio di cinquemila lire al mese, la casa, il trasporto dei mobili e il vagone letto. Ma la coppia – dopo aver assunto un impegno generico – non si decideva mai a partire. Fu così che Rizzoli mandò a Roma un suo emissario, una specie di ‘gorilla’ d’anteguerra «dalle proporzioni fisiche gigantesche» 13 : il conte Dell’Anguillara. Mosca e Metz, spaventati dall’idea di dover fare i conti con il ‘bruto’ che li attendeva fuori dalla redazione del «Marc’Aurelio», in via Regina Elena (oggi via Barberini), cercavano in ogni modo di evitarlo, facendo quasi notte e uscendo poi dalla porta di servizio. Ma una sera, dopo aver spiato dalla finestra per vedere se il sedicente conte Dell’Anguillara fosse andato via, appena messo piede fuori dal portone furono afferrati per le spalle dal energumeno. All’indomani, i due amici partirono insieme in un vagone letto diretto a Milano, dove avrebbero dato vita al «Bertoldo». Mosca e Metz nel nuovo giornale rinunciano deliberatamente a quanto di romanesco 13 Adolfo Chiesa, Antologia del Marc’Aurelio 1931-1945, Roma, Napoleone, 1974, p. 22.
Estratto dalla tesi: «Cantore delle piccole cose di tutti i giorni» Storia di Giovanni Mosca