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Attraverso lo schermo: le emozioni tra cinema e cervello

Estratto della Tesi di Denise Perego

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13 ampio del termine”» 15 . D‟altra parte, egli però si affretta a precisare che empatia significa che un individuo empatizza se stesso in qualcosa, e che non si tratta di nulla di visibile o udibile, nulla di percepibile con i sensi, ma che si può esperire e sentire all‟interno di sé. Il presupposto fondamentale che permette di godere di se stessi in un oggetto altro da sé è «la circostanza per cui mi trovo al di fuori di me, appunto nell‟oggetto: mi “sento” cioè in esso» 16 . È questo che Lipps indica con il termine empatia: un sentire [Fühlung] se stessi in un oggetto che noi non siamo, e con oggetto si intende tutto ciò al di fuori di noi, oggetti inanimati o altri soggetti. Ma se la questione della Fühlung e la problematica che ne comporta non è nuova, con Lipps anche l‟utilizzo del prefisso Ein- assume una condizione d‟ambiguità, ritenendo necessaria una ulteriore analisi. Nella lingua tedesca l‟utilizzo transitivo del verbo empatizzare rivela un moto a luogo «dal soggetto all‟oggetto, dall‟Io all‟Altro, dal pieno al vuoto» 17 . In questa prospettiva, trovandosi il soggetto di fronte a un oggetto o a un altro soggetto, bisogna considerare una diversa direzione del processo d‟empatia «che dall‟oggetto muove verso di me sotto forma di richiesta di pretesa che esso mi avanza. […] “L‟oggetto mi costringe alla sintesi”» 18 ; Lipps in questo modo sposta l‟attenzione dal soggetto all‟oggetto, considerato finora come un vuoto da riempire e dandogli invece un ruolo attivo all‟interno del processo, mettendo sempre più in risalto l‟importanza della relazione dell‟individuo con l‟altro da sé. Dunque come si è visto finora, sin dall‟estetica del Settecento il concetto di empatia viene ricondotto a un immergersi nelle cose, un sentire se stessi e proiettare i propri sentimenti in ciò che ci sta davanti: questo viene modificato dall‟analisi effettuata da Lipps introducendo un ulteriore “attore-attivo” nel processo di empatia. Infatti, egli afferma che bisogna immaginare l‟empatia come un duplice movimento: «chi empatizza va verso, presso o dentro una cosa o una persona, quasi dovesse rispondere a una sua richiesta. In questo modo, si lascia penetrare dalle 15 A. Pinotti, Empatia: “un termine equivoco e molto equivocato”, in “Discipline filosofiche”, 2002-2 (“Una „scienza pura della coscienza‟: l‟ideale della psicologia in Theodor Lipps”), pp. 63-84, qui p. 64. 16 Ivi, p. 65. 17 Ivi, p. 67. 18 Ivi, p. 72.
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Attraverso lo schermo: le emozioni tra cinema e cervello

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Informazioni tesi

  Autore: Denise Perego
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teorie della Comunicazione
  Relatore: Andrea Pinotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 147

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