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La stimolazione cognitiva nella malattia di Alzheimer: descrizione di una esperienza

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Davide Dall'Acqua Contatta »

Composta da 34 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 31 click dal 20/07/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Davide Dall'Acqua

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5  Molte, ma non tutte, le persone con MCI svilupperanno la AD. Nell’AD, nel corso del tempo, i sintomi peggiorano. Le persone non riescono a riconoscere i membri della famiglia o hanno difficoltà a parlare, leggere o scrivere. Essi pos- sono dimenticare come lavarsi i denti o pettinarsi i capelli. In seguito, essi pos- sono diventare ansiosi o aggressivi, o passeggiare lontano da casa. Alla fine, hanno bisogno di assistenza totale. Ciò può causare un grande stress per i fami- liari che devono prendersi cura di loro. AD di solito inizia dopo i 60 anni. Il ri- schio aumenta con l’età. Il rischio è anche maggiore se un membro della fami- glia ha avuto la malattia. Nessun trattamento può fermare la malattia. Tuttavia, alcuni farmaci possono aiutare a mantenere i sintomi di peggioramento per un tempo limitato. NIH: National Institute on Aging. Nonostante i costanti progressi della scienza, attualmente solo un “analisi post-morte dei tessuti cerebrali consente di ottenere una corretta e sicura diagnosi mediante riscontri anatomo-patologici che possano confermare una precedente valutazione clinica. L’eziologia della malattia non è nota, sebbene diversi fattori di rischio siano stati identificati. Nella forma più comune del morbo, nota come Alzheimer ad insorgenza tardiva, la mutazione del gene dell’apolipoproteina E (Apo E) sul cromosoma 19 rappresenta un fattore di rischio ormai riconosciuto dalla comunità scientifica (Poirer et al., 1993); Strittmatter et al.,1993). In quelle forme patologiche definite come precoci o giovanili, che affliggono circa il 5% della popolazione dei malati di Alzheimer, la familiarità genetica gioca un ruolo importante (Betram and Tanzi, 2004). Oltre alla predisposizione genetica, anche altri fattori, quali l’alimentazione, lo stile di vita, l’educazione, il genere, possono avere un ruolo nell’insorgenza della malattia. Nonostante tutto, per quanto diverse teorie siano state proposte per spiegare i processi cellulari e molecolari che determinano il sopraggiungere della malattia, i meccanismi che rendono particolarmente vulnerabili i neuroni coinvolti nei processi di memoria e apprendimento rimangono completamente sconosciuti e ancora oggetto di studio. I dati che emergono dagli studi tramite neuroimaging (PET, MRI) o analisi liquorale su anziani intellettivamente sani, suggeriscono che il più importante precursore anatomo- fisiologico delle demenze è l’accumulo di beta-amiloide.
Estratto dalla tesi: La stimolazione cognitiva nella malattia di Alzheimer: descrizione di una esperienza