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Studio sulle risposte allo stress termico in differenti popolazioni mediterranee ed atlantiche di Cymodocea nodosa (Ucria) Ascherson

Estratto della Tesi di Stefania Benedetta Cogliandro

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- Nel contesto di gestione dei disastri, la resilienza è utilizzata per descrivere l’abilità a resistere o adattarsi allo stress derivante dal disturbo, ed è l’abilità a recuperare velocemente (Chen et al., 2008). Secondo Unsworth et al. (2015), se un ecosistema a fanerogame marine subisce nel corso del tempo uno stress continuo ma di bassa intensità, nel momento in cui subirà uno stress di maggiore intensità, letale o sub-letale, avrà la possibilità di rispondere in modo adeguato grazie all’acquisizione delle capacità di adattamento indotte dallo stesso stress cronico. Di contro, alcune praterie soggette a stress cronico hanno perso la loro capacità di recupero vivendo in uno stato di debolezza con limitate capacità di resilienza. Un disturbo può portare a una perdita o a una degradazione. La risposta degli individui della popolazione sarà diretta a recuperare lo stato iniziale grazie ad esempio alla produzione di semi, o verso la resistenza, grazie alle riserve di carboidrati per affrontare un periodo di bilancio negativo di C indotto da limitata disponibilità di luce. Anche gli stress cumulati di differente origine possono ridurre la capacità della pianta di immagazzinare riserve energetiche, risultando in una ridotta resilienza (Unsworth et al., 2015). I generi che hanno uno sviluppo lento come Thalassia Banks ex K.D. König e Posidonia König, tipicamente producono grandi scorte di carboidrati che utilizzano per resistere ai disturbi a breve e medio termine. Sotto condizioni ottimali, queste specie costruiscono le riserve non strutturali di carboidrati con i loro rizomi che possono essere mobilizzate per sostenere la pianta temporaneamente durante i periodi di stress, particolarmente quegli stress che riducono la fotosintesi netta. Le riserve di carboidrati variano in funzione del tempo e dello spazio e riflettono il bilancio energetico corrente della pianta. I disturbi che alterano le riserve di carboidrati rendono la prateria più vulnerabile agli stress addizionali. D'altra parte, specie che si sviluppano velocemente come Halophila spp. Du Petit-Thouars e Halodule spp. Endlicher, non mantengono grandi riserve di carboidrati e quindi impiegano meccanismi addizionali che conferiscono resilienza alla comunità, come la produzione di semi per ogni periodo di recupero che devono affrontare (Unsworth et al., 2015). Esperimenti condotti su Zostera marina suggeriscono che sebbene le praterie di fanerogame marine siano affette negativamente dal riscaldamento globale, la diversità genetica conferisce una risposta critica al mantenimento e all'adattamento ai cambiamenti ambientali (Reusch et al., 2005). Data la variabilità specie-specifica delle risposte allo stress termico, la diversità di specie può contribuire alla resistenza (Unsworth et al., 2015). L'abilità delle praterie al recupero è largamente specie-specifica e dipende dalla persistenza del rizoma o dalla disponibilità di propagoli. Come esempi, le specie tropicali di Halophila dopo un 11
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Studio sulle risposte allo stress termico in differenti popolazioni mediterranee ed atlantiche di Cymodocea nodosa (Ucria) Ascherson

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Benedetta Cogliandro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze e Tecnologie
  Corso: Biologia ed ecologia dell'ambiente marino-costiero
  Relatore: Gaetano  Gargiulo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

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