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La discriminazione linguistica nelle relazioni intergruppi

Estratto della Tesi di Veronica Rossi

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10 e il riferimento all'episodio è solo mediato. L’ LCM, quindi, si riferisce alle differenze tra le proprietà meta-semantiche implicate nelle diverse categorie verbali, andando al di là del significato delle singole parole. In funzione dell’obiettivo comunicativo, si tratti di descrivere un evento, riportarne l’interpretazione oppure rendere tale interpretazione una conoscenza consolidata, si possono utilizzare termini a diversi livelli di astrazione. Per questa ragione, l’analisi del modo in cui gli individui utilizzano l’astrazione linguistica consente di esaminare e comprendere i processi psico-sociali che sostanziano le relazioni tra le persone (M. Menegatti e M. Rubini, 2009). Se applichiamo questo modello al contesto delle relazioni intergruppo, possiamo prevedere che un soggetto potrà usare formule linguistiche diverse, in relazione alla desiderabilità sociale circa il comportamento e della categoria di appartenenza di chi lo ha compiuto. In caso di comportamento desiderabile, per esempio, se A è un membro dell'ingroup sarà utilizzata la formula più astratta, mentre, se A è membro dell'ingroup quella più concreta (D. H. J Wigboldus, K.M. Douglas). Un aspetto importante in questo modello riguarda invece la facilità con cui si può confermare o smentire le affermazioni costruite attraverso determinate parole. In conclusione, è importante ricordare che la categoria linguistica utilizzata è in grado di influenzare anche la percezione della durata dell’evento interpersonale descritto ed infine la probabilità che l’evento stesso si ripeta. 1.2. Bias linguistico intergruppi (LIB). L’osservazione che l’uso del linguaggio sia uno dei processi fondamentali alla base della resistenza al cambiamento del pregiudizio e del favoritismo per l’ingroup costituisce l’intuizione fondamentale alla base dell’applicazione dell’ LCM allo studio delle relazioni intergruppi (Menegatti e Rubini, 2009). In linea con la considerazione precedente troviamo il bias linguistico intergruppi (Linguistic bias intergroup, LIB) di Maass, A. Salvi, D., Acuri, L., e Semin, G. R (1989). Questo concetto è sostenuto dall’ipotesi che i comportamenti messi in atto da membri dell’ingroup o dell’outgroup siano descritti a diversi livelli di astrazione in funzione della loro connotazione positiva o negativa, in conseguenza, di chi esegue i comportamenti stessi. Più in particolare, prevede che le descrizioni positive relative all’ingroup e descrizioni negative dell’outgroup siano astratte e vaghe, quindi viene utilizzato un considerevole livello di astrazione linguistica, mentre le descrizioni negative ingroup e positive outgroup, al contrario, siano più specifiche ed osservabili; in questo caso quindi, il livello di astrazione linguistica è inferiore. Le dichiarazioni astratte sono imprecise, conseguentemente più difficili da smentire, mentre, quelle concrete sono specifiche, e facilmente considerabili come eccezioni alla regola, quindi, in
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La discriminazione linguistica nelle relazioni intergruppi

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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Rossi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze del comportamento e delle relazioni sociali
  Relatore: Silvia Moscatelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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Parole chiave

discriminazione
ingroup
outgroup
pregiudizi linguistici
intergruppi
relazioni di gruppo
discriminazione linguistica
gruppi minimi
entatività
bias linguistico

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