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Storia e Mitologia della Stregoneria tra le pagine del Macbeth

Estratto della Tesi di Serena Gusai

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13 L’inquisitore era coadiuvato da un vicario, alcuni commissari, alcuni probi viri, ufficiali subalterni (in parte forniti dal signore laico), guardiani della prigione (se l’Inquisizione ne aveva una propria), notai ecc. A fianco dell’inquisitore o del suo vicario sedeva il vescovo o il suo delegato. Prima di procedere venivano emanati due editti: uno di fede, che imponeva a tutti di denunciare gli eretici e i loro complici; l’altro di grazia, che stabiliva un termine (un mese) durante il quale l’eretico che si fosse presentato spontaneamente avrebbe ottenuto il perdono. Tutti coloro che la voce pubblica, l’inchiesta segreta d’ufficio, una denuncia, la deposizione di testimoni ecc. designavano come eretici erano citati a comparire davanti all’inquisitore. Interrogato, il convenuto poteva confessare subito e in tal caso la causa era già istruita. Se negava, si ricercava la confessione con mezzi vari, dalla prigione alla tortura, usata in alcuni processi dell’Inquisizione già nella prima metà del 13° sec. e definitivamente autorizzata da Innocenzo IV (bolla Ad Extirpanda del 15 maggio 1252); l’uso ne fu confermato da Alessandro IV (1259) e Clemente IV (1265). Se l’imputato, reiteratamente torturato, non confessava, era in generale assolto, almeno dalle accuse più gravi. Le condanne variavano dalla semplice imposizione di una formula di abiura, all’imposizione di croci (l’eretico doveva cucirsi delle croci colorate sul vestito), all’obbligo di pellegrinaggi o servizi militari in Terrasanta, alla prigionia, fino al carcere perpetuo o alla consegna secolare (per gli eretici recidivi). Molto spesso alle penitenze elencate si aggiungevano pene pecuniarie sino alla confisca totale dei beni, il che fu causa di gravi abusi. La sentenza era di regola pronunciata pubblicamente e solennemente durante una cerimonia detta sermo generalis, ma più nota come autodafé. La consegna al braccio secolare era accompagnata dalla preghiera che la sua sentenza fosse formulata «senza effusione di sangue e pericolo di morte». In realtà non si ha un solo esempio di eretico consegnato al braccio secolare che abbia scampato la morte. In generale erano bruciati vivi gli eretici impenitenti (il pentimento poteva avvenire anche ai piedi del rogo), i pentiti erano uccisi per impiccagione o taglio della testa e arsi morti. 21 Nel XV secolo la Chiesa aumentò gli interventi contro la stregoneria, e nel 1484 papa Innocenzo VIII promulgò la bolla Summis desiderantes affectibus con cui dava il suo appoggio a due inquisitori domenicani, Jakob Sprenger e Heinrich Kramer, per reprimere una volta per tutte l’eresia diabolica. Secondo i due inquisitori, streghe e stregoni mediavano col soprannaturale, e – come i catari, gli albigesi e i Templari – erano accusati di sabba, orge, sacrifici di bambini e di cannibalismo. Sprenger e Kramer costruirono un mondo di stregoneria spaventoso e orripilante, dichiarando che solo attraverso la tortura fisica e psicologica gli operatori del diavolo avrebbero confessato. La persecuzione ebbe il suo picco tra il 1580 e il 1660; la prima esecuzione ufficiale di cui si ha notizia è del 1427 mentre l’ultima fu nel 1782, entrambe in Svizzera. L’80% dei condannati erano donne. 21 http://www.treccani.it/enciclopedia/inquisizione/.
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Storia e Mitologia della Stregoneria tra le pagine del Macbeth

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Informazioni tesi

  Autore: Serena Gusai
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e letterature moderne euroamericane
  Relatore: Margaret Rose
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

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