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La rappresentazione televisiva della donna tra pubblico e privato

Estratto della Tesi di Margherita Avagnina

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inquadrato né citato l’intervistatore ed il fatto che le riprese avvengano in ambienti domestici (i salotti, le cucine e gli altri spazi casalinghi delle case delle protagoniste). Le donne vengono lasciate a parlare a ruota libera delle loro esperienze e del loro vissuto, mentre maneggiano foto del loro passato sedute su un divano o sorseggiando un caffè sul loro terrazzo. Di tanto in tanto il loro sguardo si posa su una presenza invisibile a lato della telecamera, e questo ci lascia intuire che un effettivo intervistatore ci sia, ma esso non viene mai inquadrato né le sue parole vengono mai registrate nel corso delle riprese. Questo produce l’effetto di una chiacchierata a tu per tu tra lo spettatore e le protagoniste, che sembrano aprirsi e rivelarsi con e per chi le sta guardando. Un risultato del genere presuppone dunque un linguaggio informale, un monologo privo di schemi (non notiamo la presenza di una “scaletta” dei contenuti) arricchito da una gestualità naturale e da una parlata sciolta non priva di momenti di smarrimento: non raramente le protagoniste vengono sorprese a cercare la parola giusta che non trovano o ad asciugarsi una lacrima di commozione. Questi accorgimenti espressivi contribuiscono a rendere le riprese coinvolgenti per tutta la loro durata, complici anche i numerosi e frequenti cambi di inquadratura che ci mostrano, oltre alle protagoniste che si raccontano, spezzoni di video d’epoca, foto degli anni Sessanta e ritagli di giornali: un collage di immagini diacroniche sovrapposte e mescolate a creare un tutt’uno tra la Storia di un’epoca e la storia di una donna. E’ proprio l’informalità della conduzione, della parlata e del linguaggio utilizzati a rendere coinvolgente la fruizione: le donne che parlano di un momento storico così lontano, per alcuni (i più giovani) così sconosciuto, si raccontano e lo raccontano in termini semplici, facendocene percepire il clima; sono vestite come noi, come le nostre madri, in cucine e salotti come i nostri; non sono protagoniste ingessate sulla sedia di uno studio televisivo, non ci fanno sentire distanti dagli argomenti che trattano, ma al contrario ci danno l’impressione di poterli toccare con mano attraverso le loro parole. La scelta più azzeccata di questa miniserie sembra essere proprio questa: il valore del programma sta nella sua potenza di coinvolgimento. I più recenti studi qualitativi degli osservatori culturali indicano la mancanza di tempo e la mancanza di interesse come i due principali motivi di disinteressamento rispetto agli spettacoli ed ai programmi culturali 3 . Il format de Le ragazze del Sessantotto sembra 11 3 F. De Biase, Cultura e Partecipazione: le professioni dell’audience, FrancoAngeli, 2017, p. 61
Estratto dalla tesi: La rappresentazione televisiva della donna tra pubblico e privato

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La rappresentazione televisiva della donna tra pubblico e privato

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Informazioni tesi

  Autore: Margherita Avagnina
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Sergio Bernardino  Scamuzzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

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