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Il voyeurismo dello spettatore e lo sguardo in macchina: Tre film in analisi

Estratto della Tesi di Martina Palmisano

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8 subito col dire che vi è una correlazione fra il film/schermo e lo specchio: il film è come se fosse uno specchio, ma allo stesso tempo è ben lontano dallo specchio definito come specchio primordiale 5 . Quest‟ ultimo, infatti, ha permesso il verificarsi dell’identificazione primaria dell‟individuo: il bambino, in braccio alla madre, specchiandosi, vede la propria immagine riflessa (divenendo egli stesso oggetto del suo sguardo), ma soprattutto osserva il suo essere distinto dal corpo della madre. In questa occasione avviene la formazione dell’ io da parte dell‟ individuo che non percepisce più la sua immagine come frammentata, ma riesce ad avvertirsi nella sua interezza e nella sua condizione di “altro” rispetto alla madre. Nello schermo, invece, lo spettatore può vedere una miriade di immagini ma, a differenza del bambino, non vede mai riflessa la sua immagine. Se, però, lo spettatore è in grado di comprendere la sequenza di immagini in movimento (le quali costituiscono realtà, soggetti e oggetti a lui familiari attraverso cui si identifica) su quello schermo è perché ha superato la fase dello specchio primordiale e quindi dell‟identificazione primaria. Egli non ha bisogno di riconoscere se stesso sullo schermo. Lo spettatore si riconosce in quanto tale attraverso una semplice consapevolezza, ossia quella di essere “uno stato di percezione” senza il quale l‟opera filmica non potrebbe essere percepita. L‟opera filmica esiste affinché “io spettatore” possa vederla/percepirla. Christian Metz stesso asserisce: lo spettatore insomma si identifica con se stesso come condizione di possibilità del percepito e dunque come una sorta di soggetto trascendentale, anteriore a ogni esserci. 6 Dunque, grazie all‟identificazione primaria avvenuta attraverso lo specchio primordiale, lo spettatore può sperimentare l‟identificazione cinematografica secondaria. Egli identificandosi con se stesso, come punto di vista sempre costante e presente (e quindi onnipresente), si identifica, allo stesso tempo, con il punto di vista della macchina da presa che attraverso l‟occhio del regista, voyeur per eccellenza (in quanto è stato il primo a guardare e registrare attraverso la 5 Metz C., Cinema e psicanalisi, op. cit., pag 56 e seguenti in riferimento a Lacan J., I complessi familiari nella formazione dell’individuo, Einaudi, Roma, 2005. 6 Ibidem, pag 60.
Estratto dalla tesi: Il voyeurismo dello spettatore e lo sguardo in macchina: Tre film in analisi

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Il voyeurismo dello spettatore e lo sguardo in macchina: Tre film in analisi

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Informazioni tesi

  Autore: Martina Palmisano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere, Musica e Spettacolo
  Corso: L-10
  Relatore: Gennaro Schembri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

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Parole chiave

spettatore
voyeurismo
la finestra sul cortile
funny games
forme di sguardo
sguardo in macchina
l'occhio che uccide

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