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Paradisi fiscali e centri finanziari offshore: uso e abuso nei casi Parmalat ed Enron

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Lucia Serafini Contatta »

Composta da 209 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 14606 click dal 31/08/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Lucia Serafini

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20 4. Ad ogni attività il suo paradiso fiscale 4.1 Le tipologie dei paradisi fiscali Ogni paradiso fiscale presenta delle precise caratteristiche che lo rendono appetibile per particolari scopi e finalità; volendoli, in linea generale, suddividere in varie categorie, tenendo conto della variabile fiscale si può ottenere la seguente ripartizione [Bartimmo, 1992]: 1) pure Tax havens (rifugi fiscali puri); in questi Paesi non esistono imposte sul reddito, sulla ricchezza, sulla successione e sulla donazione. In essi è possibile costituire una società con estrema facilità e il segreto bancario è rigidamente garantito. Tali Paesi si finanziano attraverso delle entrate fisse, indipendenti dalla produzione di reddito, quali imposte di bollo, imposte annuali di registrazione, e così via. Generalmente, i pure tax havens sono luoghi di villeggiatura (si pensi alle Bahamas e alle Bermuda, per esempio) privi di qualsiasi risorsa economica. Di qui, pertanto, la necessità di attirare ricchi investitori esteri. Alcuni di questi Paesi offrono la scelta tra: a) operare localmente ed essere soggetti ad eventuali imposte sul reddito, qualora siano istituite; b) non operare localmente, ma essere garantiti per un certo numero di anni da future imposizioni, offrono in altre parole la possibilità di costituire una exempt company, ideale per chi non ha un vero interesse commerciale nel tax haven. 2) no tax on foreign income havens; si tratta di Paesi che tassano solo il reddito prodotto localmente sia da persone fisiche che da persone giuridiche. L’esenzione può riguardare sia il reddito proveniente da attività svolte all’estero, sia il reddito proveniente da attività interne ma destinate alla realizzazione di prodotti per l’esportazione (sono i classici casi, ad esempio, di Liberia e Panama); 3) low tax havens; si tratta di Paesi che impongono un modesto onere fiscale sul reddito ovunque prodotto, molti di questi Paesi hanno stipulato degli accordi internazionali contro le doppie imposizioni (ad esempio le Isole Vergini britanniche);
Estratto dalla tesi: Paradisi fiscali e centri finanziari offshore: uso e abuso nei casi Parmalat ed Enron