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Analisi di un edificio industriale danneggiato da incendio: esame dello stato di degrado mediante ultrasuoni e valutazione della vulnerabilità sismica. Proposte di intervento di recupero

Estratto della Tesi di Roberto Cambri

Estratto dalla tesi: Analisi di un edificio industriale danneggiato da incendio: esame dello stato di degrado mediante ultrasuoni e valutazione della vulnerabilità sismica. Proposte di intervento di recupero
CAPITOLO 1: Gli edifici ad uso industriale Roberto Cambri 
  
12 
 
Tesi di Laurea Magistrale in Ingegneria delle Costruzioni Civili 
 
1.1.8 Strutture ad arco 
 
L’utilizzo degli archi all’interno degli edifici ad uso industriale (figura 1.13) trova 
applicazione per luci di 60 m ed oltre, anche se questa tipologia è caduta oramai in disuso. 
La soluzione di copertura utilizza sull’estradosso delle travi arcarecci e/o coppelle in 
cemento o fibrocemento o laterizi: quando si utilizzano gli arcarecci come elementi 
secondari di copertura, non si realizza un diaframma rigido e tale tipologia resta sconnessa. 
Gli schemi statici con cui si possono realizzare tali strutture sono l’arco a tre cerniere su 
imposte fisse, l’arco a due cerniere (l/f ≤10), l’arco ad una cerniera e l’arco incastrato (l/f ≤6). 
La curva d’asse di un arco, per ridurre la caratteristica flettente dei carichi esterni, é 
solitamente tracciata quale funicolare della condizione di carico con il solo peso proprio, 
essendo questo prevalente sul sovraccarico (un’alternativa può prevedere di mettere in conto 
il peso proprio più metà del sovraccarico esteso in modo uniforme sull’intera luce). 
La sezione trasversale è dunque sollecitata prevalentemente a sforzo normale: per tale 
motivo fino a luce di 30 m si adottano sezioni rettangolari, mentre per luci maggiori si 
ricorre alle sezioni cave o archi reticolari. 
Un problema sentito per archi e volte a direttrice curvilinea è quello della spinta orizzontale 
che nasce all’imposta. Tale spinta, a volte molto elevata, non può essere fatta assorbire agli 
elementi verticali: la soluzione maggiormente adottata consiste, quindi, nel realizzare gli 
archi a spinta eliminata tramite l’inserimento di una catena.  
Le catene sono costituite da barre d’acciaio di grosso diametro collegate alla volta mediante 
tondi di piccolo diametro ( φ10 ÷12), per ridurre le flessioni da peso proprio e da eventuali 
carichi appesi, e munite di uno o più tenditori. Quest’ultimi, oltre che servire a mettere in 
leggero tiro la catena prima del disarmo della volta, hanno la funzione di permettere la 
giunzione dei tratti di catena, tratti che con tondi di φ20 ÷28 possono essere lunghi al 
massimo sui 10-15 m, a seconda del diametro.  
 
Figura 1.13.  Capannoni con struttura ad arco

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Cambri
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria Civile
  Relatore: Maria Luisa Beconcini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 202

FAQ

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Parole chiave

ultrasuoni
vulnerabilità sismica
danneggiamento da incendio

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