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Applicazione di un modello prestazionale visuo – spaziale al calcio di punizione nel rugby

Estratto della Tesi di Andrea Chittaro

Estratto dalla tesi: Applicazione di un modello prestazionale visuo – spaziale al calcio di punizione nel rugby
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dovevano venir appresi. Inoltre la maggior parte delle persone hanno ben presente quella 
sensazione di impaccio mentre ci si muove all'interno di in un contesto nuovo. Durante 
lo stadio verbale – cognitivo (1), si cerca di avere un'idea generale del movimento 
(Gentile, 1972), prestando molta attenzione a ciò che si sta facendo, giungendo 
addirittura a verbalizzare la propria azione che può servire anche come vera e propria 
guida. Da un punto di vista psicologico, si ritiene che la verbalizzazione faciliti 
l'organizzazione dell'azione e aiuti la memorizzazione. Durante questa prima fase il 
movimento non è per niente fluido, gli errori sono molti e le sensazioni che si hanno non 
sono chiare. Tuttavia s'inizia a generare un'immagine mentale del movimento e i 
miglioramenti sono molto più veloci ed evidenti rispetto agli altri due stadi. Oltretutto 
vengono mantenute le strategie che si possono rivelare utili a dispetto di quelle inutili 
(Thomas, Thomas e Gallagher, 1993). 
Man mano che si continua a provare e ad allenarsi, si ha sempre più coscienza che si sta 
capendo “cosa fare” ma che si ha sempre maggior bisogno di capire “come” farlo. 
Possiamo considerare  questo cambiamento di necessità come il passaggio allo stadio 
motorio (2). In questa fase ci sentiamo liberi da molti problemi strategici e cognitivi, e 
possiamo investire le risorse attentive che precedentemente erano utilizzate per 
apprendere il movimento nuovo, nella rifinitura delle abilità acquisite. Il movimento 
acquisisce fluidità, l'azione è costante e la percezione è meno confusa; inoltre c'è anche 
una migliore rappresentazione interna, grazie alle informazioni propriocettive derivate 
dal gesto. Questa serie di fattori consente di agire in modo più efficace e meno “costoso” 
dal punto di vista energetico, e rende meno necessaria la verbalizzazione. 
L'apprendimento è tuttavia più lento e meno evidente rispetto alla prima fase. 
Dopo un po' di tempo durante il quale si è praticato lo sport, l'atleta può rendersi conto 
che i gesti hanno assunto una certa “autonomia”. Infatti quando si giunge allo stadio 
autonomo (3), l'azione si svolge in maniera quasi automatica, senza che l'atleta rivolga 
ad essa l'attenzione che doveva porre prima. Il gesto è svolto con sicurezza, con 
un'ottima coordinazione ed efficacia anche se la situazione può rivelarsi più difficile del 
previsto. Le informazioni propriocettive sono precise e particolareggiate, possono essere 
confrontante con un'immagine interna del gesto, e quindi è possibile la correzione degli 
errori. In questo stadio la verbalizzazione, e quindi l'eccessiva attenzione posta, 
danneggia il buon esito del gesto atletico. I miglioramenti sono lenti e poco visibili, 
poichè la persona possiede la maggior parte delle competenze e delle abilità che sono 
richieste per una buona performance.

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Applicazione di un modello prestazionale visuo – spaziale al calcio di punizione nel rugby

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Chittaro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Tiziano Agostini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

FAQ

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Parole chiave

psicologia
sport
psicologia dello sport
rugby
modello visuo-spaziale
calcio di punizione

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