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Diritto alla felicità

Estratto della Tesi di Riccardo Lucietti

Estratto dalla tesi: Diritto alla felicità
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delle pene” (1764), che suscita in tutti i Paesi toccati dal 
soffio dell‟illuminismo, riflessioni profonde sulla riforma 
del diritto penale. Proprio in Toscana infatti tale opera ha 
influito largamente sul codice del 1786 che primo in 
Europa sanciva l‟abolizione della pena di morte
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.  
L‟opera di Beccaria affronta il problema della 
legittimità dei governi di punire coloro che in qualsiasi 
modo contravvengono a quanto stabilito dalle leggi, in 
quanto, come affermavano gli illuministi, tra il cittadino e 
lo Stato si stabiliva un “patto sociale” in base al quale 
ogni cittadino rinunciava a una piccola parte della propria 
                                                           
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 “Pietro Leopoldo, “per grazia di Dio, principe reale d'Ungheria e di Boemia, arciduca d'Austria, 
granduca di Toscana fino dal Nostro avvenimento al Trono di Toscana riguardammo come uno dei 
Nostri principali doveri l'esame e riforma della Legislazione Criminale, ed avendola ben presto 
riconosciuta troppo severa e derivata da massime stabilite nei tempi meno felici dell'Impero Romano, 
o nelle turbolenze dell'Anarchia dei bassi tempi, e specialmente non adattata al dolce, e mansueto 
carattere della Nazione, procurammo provvisionalmente temperarne il rigore con Istruzioni ed Ordini 
ai Nostri Tribunali, e con particolari Editti, con i quali vennero abolite le pene di Morte, la Tortura, e 
le pene immoderate, e non proporzionate alle trasgressioni, ed alle contravvenzioni alle Leggi Fiscali, 
finché non ci fossimo posti in grado mediante un serio, e maturo esame, e col soccorso 
dell'esperimento di tali nuove disposizioni di riformare interamente la detta Legislazione”. 
 
“Con la più grande soddisfazione del Nostro paterno cuore Abbiamo finalmente riconosciuto che la 
mitigazione delle pene congiunta con la più esatta vigilanza per prevenire le reazioni, e mediante la 
celere spedizione dei Processi, e la prontezza e sicurezza della pena dei veri Delinquenti, invece di 
accrescere il numero dei Delitti ha considerabilmente diminuiti i più comuni, e resi quasi inauditi gli 
atroci, e quindi Siamo venuti nella determinazione di non più lungamente differire la riforma della 
Legislazione Criminale, con la quale abolita per massima costante la pena di Morte, come non 
necessaria per il fine propostosi dalla Società nella punizione dei Rei, eliminato affatto l'uso della 
Tortura, la Confiscazione dei beni dei Delinquenti, come tendente per la massima parte al danno delle 
loro innocenti famiglie che non hanno complicità nel delitto, e sbandita dalla Legislazione la 
moltiplicazione dei delitti impropriamente detti di Lesa Maestà con raffinamento di crudeltà inventati 
in tempi perversi, e fissando le pene proporzionate ai Delitti, ma inevitabili nei respettivi casi, ci 
Siamo determinati a ordinare con la pienezza della Nostra Suprema Autorità quanto appresso.(...)”  
Dal Proemio della Legge di riforma criminale del 30 novembre 1786, n. LIX conosciuta anche come 
“Codice Leopoldino o Leopoldina”.

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Diritto alla felicità

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Lucietti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Eligio Resta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

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