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Economia, società e ambiente nel salernitano del XX secolo

Estratto della Tesi di Massimo Cingotti

Estratto dalla tesi: Economia, società e ambiente nel salernitano del XX secolo
Salerno ed Amalfi.
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 Ancora una volta coloro che riuscirono a fuggire si 
insediarono sulle colline, come gli abitanti di Pisciotta costretti da un assalto del 
1543 a rifugiarsi ad Ascea. Nonostante l’adozione di un articolato piano difensivo 
da parte della monarchia spagnola le scorrerie sulle coste campane continuarono 
anche nel XVII secolo: nel 1629 fu Agropoli che subì un grave attacco, ma nel 
1648 il sistema difensivo di Salerno ebbe la meglio addirittura su una flotta 
francese. Le incursioni su tutte le coste continuarono fino quasi al XIX secolo 
vincolando fortemente una strutturazione stabile degli insediamenti sulla costa e 
favorendo l’isolamento dei  centri abitati nelle zone interne, visti gli scarsi e 
difficili collegamenti tra le valli e i rilievi interni. Tutta la geografia degli 
insediamenti umani al sud del territorio provinciale ed al suo interno alle soglie 
della contemporaneità è immaginabile come una minuta e fragile rete a maglie 
larghe. I centri abitati non erano tra di loro collegati da interdipendenze 
funzionali, né svolgevano un ruolo di esaltazione delle virtualità dei singoli 
territori comunali. Esprimevano piuttosto la precarietà dell’organizzazione della 
vita, l’occasionalità e l’elementarità dell’utilizzazione dello spazio.   
Mirella Mafrici nella sua analisi delle testimonianze ufficiali di epoca moderna, 
sottolinea che «le fonti (…) ci confermano l’adozione di una dinamica insediativa 
tipica dei remoti secoli IX-X, ovvero nel tempo delle incursioni saracene: il 
ripopolamento delle aree collinari e l’abbandono della costa a scopi difensivi», e 
poi conclude, sentenziando, che 
 
(…) le genti meridionali dovettero, lungo i secoli dell’età moderna, convivere 
sistematicamente con la pirateria, così come convivevano con l’oppressione dei feudatari , 
con le soperchierie delle autorità locali, con l’inefficienza e lo sfruttamento da parte dei 
governi. E come la vita quotidiana era fatta di queste mortificazioni economiche, sociali e 
politiche così era anche fatta di vessazioni piratiche, di terrori continui. Oggi, assai spesso, 
ci domandiamo come e perché tanti comuni delle province meridionali si trovino 
appollaiati, quasi invisibili, su colline impervie, o addirittura sulle montagne, quando non 
mancava una costa sufficiente (nonostante l’endemica malaria, altra piagha del Sud d’Italia) 
ad accogliere insediamenti.
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Quest’ultima annotazione introduce l’altro agente storico che per il suo 
carattere di continuità ha agito come vincolo di base allo sviluppo della provincia 
sud-orientale di Salerno, e non solo, cioè la malaria. Giunta sulle coste 
meridionali nel V secolo a.c. dalla opposta sponda africana tardò verosimilmente 
molto tempo ad assumere fisionomia distruttiva lungo le coste salernitane. La 
                                                 
10
 Cfr. M. Mafrici, Mezzogiorno e pirateria nell’età moderna (XVI-XVIII), Napoli 1995, pp. 78-79. 
11
 Cfr. ivi, pp. 81- 87. 
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Estratto dalla tesi:

Economia, società e ambiente nel salernitano del XX secolo

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Cingotti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Silvio De Majo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

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