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Status e protezione dei combattenti illegittimi nel diritto internazionale umanitario

Estratto della Tesi di Marco Quaglia

Estratto dalla tesi: Status e protezione dei combattenti illegittimi nel diritto internazionale umanitario
dell'avversario. L'aspetto di incertezza resta ancora, e prova ne siano le diverse interpretazioni 
poste al momento della firma o della ratifica del I Protocollo da alcuni Stati. Belgio e Italia, ad 
esempio, hanno inteso il termine spiegamento militare come comprendente ogni movimento 
verso la postazione da cui viene lanciato un attacco, di conseguenza un combattente deve 
portare apertamente le armi non appena uscito dal campo base. La Nuova Zelanda invece, 
all'atto della ratifica, ha affermato che un combattente deve portare apertamente le armi per 
tutto il tempo in cui è visibile all'avversario, intendendo in questo modo non solo la visibilità 
ad occhio nudo, ma anche quella che è possibile avere con mezzi più sofisticati.
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1.6 I casi unici: forze speciali e movimenti di resistenza organizzata
Il I Protocollo, anche se considerato, come è giusto che sia, in aggiunta al diritto di Ginevra, 
non risolve ogni punto controverso né fa chiarezza su tutti i soggetti di legittima belligeranza. 
Se da una parte le codificazioni del ventesimo secolo sembravano aver stabilito l'idea che solo 
gli eserciti regolari potessero essere legittimi combattenti di un conflitto, la realtà degli eventi 
di questo stesso secolo ha posto, quanto meno, una serie di domande sull'appartenenza a questo 
gruppo anche di altri soggetti attivi nei conflitti.
1.6.1 Le forze speciali
Il primo caso da prendere in esame è quello delle forze speciali. Lo sviluppo e il dispiegamento 
di questi soggetti militari dimostra come anche gli Stati firmatari dei Regolamenti dell'Aja, 
così come delle Convezioni di Ginevra, non si siano mai sentiti completamente vincolati ad 
essi. Durante le grandi guerre del novecento, gli Stati parte del conflitto, non hanno esitato dal 
compiere operazioni di vera e propria guerriglia grazie ad alcuni reparti delle proprie forze 
armate. Reparti che venivano paracadutati dietro le linee nemiche per compiere atti 
tecnicamente illegittimi o per fomentare rivolte contro il nemico. Caso di scuola fu quello di 
Thomas E. Lawrence, noto ai più come Lawrence d'Arabia, che operò in prima persona per far 
scoppiare la rivolta araba contro l'Impero Ottomano. 
Anche durante la Seconda guerra mondiale alcuni movimenti partigiani ebbero tali aiuti, così 
come, l'uso dei reparti speciali ha avuto un ruolo chiave nelle guerre in Corea, in Vietnam, 
nella prima guerra del Golfo del 1991, oltre che nei più recenti conflitti in Afghanistan e Iraq. 
Tali operazioni sono state condotte con la consapevolezza dei rischi annessi. In un articolo 
23 Ronzitti, supra nota 16, p.175
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Estratto dalla tesi:

Status e protezione dei combattenti illegittimi nel diritto internazionale umanitario

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Quaglia
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giuseppe Palmisano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

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