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Il calcio di rigore: indagine sperimentale

Estratto della Tesi di Simone Picciotto

Estratto dalla tesi: Il calcio di rigore: indagine sperimentale
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1.4 La psicologia del portiere 
 
Il portiere fa parte di una squadra ma, allo stesso tempo, il suo ruolo presenta caratteristiche 
tipiche degli sport individuali. Questo ruolo è carico di responsabilità in quanto il portiere si erge 
a ultima difesa della porta e alle sue capacità è legata l’ultima possibilità di evitare di subire un 
goal. Spesso i suoi interventi sono estremi e richiedono una buona dose di coraggio per 
immolarsi davanti a un pallone calciato da distanza ravvicinata o per gettarsi fra i piedi di un 
avversario. Spesso si trova “isolato”, lontano dal vivo del gioco per molti minuti e tuttavia deve 
farsi trovare pronto all’intervento anche se è rimasto inattivo per un’ora. In questo caso l’ipotesi 
peggiore è quella di subire un goal, perdere la partita e magari non avere compiuto nemmeno una 
parata. 
 Da queste considerazioni si può capire la singolarità del ruolo e si può immaginare come chi 
sceglie di giocare in porta abbia delle motivazioni che si discostano da quelle della maggioranza 
dei ragazzini, che sognano di fare goal e di stare nel vivo dell’azione. Spesso chi comincia a 
giocare in porta lo fa per caso, magari perché non è abile come i compagni a gestire la palla coi 
piedi, perché la mamma non vuole che sudi oppure perché è più alto rispetto alla media della sua 
età. Solamente giocando imparerà a scoprire la bellezza e il fascino di questo ruolo. Il portiere 
deve essere aiutato sin da giovane a sviluppare sicurezza nei propri mezzi, insieme a un pizzico 
di sfacciataggine e di autorevolezza, che bene si addicono alle caratteristiche del ruolo e che 
servono anche a trasmettere sicurezza ai compagni del reparto difensivo. Il coraggio di un 
portiere si rispecchia nella capacità di assumere la responsabilità di un intervento, magari 
azzardato, ma necessario per  risolvere una situazione potenzialmente pericolosa. Spesso è 
chiamato ad un’uscita alta tra un mucchio di giocatori, altre volte si trova a lanciarsi come un 
kamikaze addosso alla palla che sta per essere scagliata in rete; queste sono tutte situazioni che 
un portiere, senza una buona dose di coraggio, non riuscirebbe a superare positivamente. È forse 
anche per questo motivo che la sua audacia viene scambiata per “follia”. Per un portiere dunque 
vale la pena seguire le intuizioni creative, a volte mettendo a repentaglio anche l’incolumità 
fisica pur di difendere l’inviolabilità della porta. E’vero anche che ogni decisione che viene presa 
può rivelarsi errata, ma ciò non deve trattenere il portiere dal proseguire, determinato, verso la 
meta che si è prefissato. Il portiere ha la possibilità di decidere, seppure in una frazione di 
secondo, se compiere l’intervento oppure rimanere passivo. Può succedere che, pur intuendo la 
necessità di agire, il portiere non intervenga perché non ha abbastanza fiducia nei propri mezzi o 
perché è condizionato dal ricordo di un errore commesso precedentemente. Alcuni portieri 
infatti, dopo aver sbagliato un’uscita, provano ansia e indecisione e tendono a rifiutare 
l’intervento in situazioni analoghe, sperando che la loro passività non venga notata. Questo può 
verificarsi in seguito a delle reazioni negative e insofferenti da parte del pubblico o (cosa ben più 
grave) da parte dell’allenatore o dei dirigenti. Pertanto il fattore psicologico è determinante e può 
esserlo ancora di più nel calcio di rigore. A riguardo è stato condotto uno studio da alcuni 
psicologi olandesi, secondo cui un portiere, nel caso in cui la sua squadra si trovi in svantaggio, 
tende sempre a buttarsi a destra. Tali psicologi hanno analizzato i vari calci di rigore effettuati 
nelle Coppe del Mondo dal 1982 ad oggi ed hanno appunto notato questa curiosa coincidenza. 
Per capire esattamente come un portiere possa rispondere in modo positivo ad un rigore o ad una 
qualsiasi altra situazione bisogna perciò indagare la sua psicologia e le sue caratteristiche in 
funzione del ruolo. Spesso viene visto appunto come una figura a se stante, molte volte viene 
anche etichettato come “un po’ pazzo” o in ogni caso come un personaggio fuori dagli schemi. 
Tuttavia è bene ricordare che questo ruolo prevede delle responsabilità e delle capacità mentali 
fuori dal comune. Il senso dell’orientamento per esempio si realizza nell’intuizione anticipatoria, 
cioè nella previsione intuitiva della direzione o traiettoria del pallone durante il movimento che 
precede il tiro dell’attaccante.

Estratto dalla tesi:

Il calcio di rigore: indagine sperimentale

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Informazioni tesi

  Autore: Simone Picciotto
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze delle attività motorie e sportive
  Relatore: Guglielmo Antonutto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

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