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Il ricorso abusivo al credito

Estratto della Tesi di Stefania D'ammicco

Estratto dalla tesi: Il ricorso abusivo al credito
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riferimento all’insolvenza, determinandosi, quindi, la pacifica applicabilità, qualora ne 
ricorrano gli estremi, anche nel caso di ricorso abusivo al credito delle disposizioni 
dell’articolo 67 Legge Fallimentare
28
, anch’esso riformato, già con le legge 80/2005 . 
Le pene sono state inasprite, sia con la previsione di un limite di minimo edittale più alto di 
quello precedente (che poteva essere previsto come limite molto basso, non essendo stato 
specificato nulla di particolare dalle norme dell’articolo 218
29
) sia con la determinazione di un 
limite edittale massimo più elevato che consentirà, almeno sul piano teorico, un’applicazione 
maggiormente effettiva della pena (infatti, si esclude, in assenza del ricorso a procedimenti 
speciali, la possibile applicazione della sospensione condizionale della pena qualora la 
sanzione applicata sia maggiore ai due anni di reclusione
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).  
Si è previsto un aumento di pena, inoltre, nel caso in cui la società all’interno della quale 
venga realizzato il comportamento penalmente rilevante sia una società con azioni quotate, in 
quanto viene richiamato il capo II del titolo III all’interno della parte IV del decreto 
legislativo 58/1998 
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, determinandosi sanzioni più alte a causa dell’ambito più ampio di 
rilevanza, sia della stessa attività dell’impresa, che operando sul mercato quotato avrà un 
volume d’affari maggiore rispetto a quello delle altre società non quotate, sia dei rapporti 
creditizi instaurati dalla società stessa, che avendo, come detto, un volume di affari molto 
ampio necessiterà di molto capitale, acquisito in parte anche attraverso il ricorso al credito. 
Le altre modifiche realizzate dal legislatore hanno interessato altre norme collegate, anche 
solo indirettamente, con le disposizioni previste dall’articolo 218.Anche se se ne parlerà 
meglio nelle prossime pagine, si deve accennare, quindi, il riferimento alle altre riforme 
intervenute nel 2005 e nel 2006. 
                                                
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 Che riguarda la revoca di atti a titolo oneroso, di pagamenti e garanzie, salvo che l’altra parte provi che non 
conosceva lo stato di insolvenza del debitore; 
29
 E per questo motivo il giudice avrebbe potuto applicare le norme generali dell’articolo 23 del c.p. che 
stabilisce, per la pena di reclusione che essa  “si estende da quindici giorni a ventiquattro anni”, quindi con un 
minimo di pena davvero molto basso. 
30
 Infatti, l’articolo 163 c.p. (nella versione modificata dalla legge 145/2004) prevede, al primo comma che: 
“Nel pronunciare sentenza di condanna alla reclusione o all'arresto per un tempo non superiore a due anni, 
ovvero a pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell'art. 135, sia 
equivalente ad una pena privativa della libertà personale per un tempo non superiore, nel complesso, a due 
anni, il giudice può ordinare che l'esecuzione della pena rimanga sospesa per il termine di cinque anni se la 
condanna è per delitto e di due anni se la condanna è per contravvenzione. In caso di sentenza di condanna a 
pena pecuniaria congiunta a pena detentiva non superiore a due anni, quando la pena nel complesso, 
ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia superiore a due anni, il giudice può ordinare che l'esecuzione della 
pena detentiva rimanga sospesa.” 
31
 Cioè il Testo Unico in materia di Intermediazione Finanziaria, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 71 del 26 
marzo 1998 - Supplemento Ordinario n. 52;

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Il ricorso abusivo al credito

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania D'ammicco
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessandra Rossi Vannini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 431

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Parole chiave

218 legge fallimentare
bancarotta
credito
fallimento
legge fallimentare
reati commessi dal fallito
ricorso abusivo al credito

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