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La centralità del potere sovrano nel pensiero di Jean Bodin

Estratto della Tesi di Max Tonioli

Estratto dalla tesi: La centralità del potere sovrano nel pensiero di Jean Bodin
Da qui dunque prendono lo spunto tutte le grandi elaborazioni del secolo. La teoria 
assolutista ebbe le sua prime formulazioni durante i regni di Francesco I ed Enrico II, e luogo 
deputato a svilupparla fu l’Università di Tolosa, dove non a caso Bodin si troverà ad esercitare la 
carriera accademica, con il suo massimo esponente Cujas. Proprio l’opposizione tra Tolosa e Parigi, 
tempio della Sorbona e del parlamento più conservatore dell’intero paese, sarà al centro dello 
scontro tra nuove teorie e vecchie interpretazioni del diritto romano e del diritto nazionale. Furono 
soprattutto i giuristi dunque a svolgere le prime rappresentazioni teoriche della monarchia assoluta, 
e se questo compito spettò a loro fu soprattutto perché stavano dissezionando l’idea della legge e del 
potere di fare le leggi per trovare rimedi legali al disordine devastante che regnava nel paese. 
“...Lawyers played a great part in shaping the policy and the theory of the monarchy in the 
sixteenth century...”
35
: dall’analisi del Corpus Juris Civilis scaturirono sia la concezione del 
principe sovrano creatore della legge che quello del monarca delegato del popolo sovrano.  
Esaminando di seguito la prima delle due, scopriamo che l’uso del diritto romano servì 
propugnatori di questo filone per combattere gli antagonisti più pericolosi simboleggiati dal 
feudalesimo e dalla Chiesa. Dalla concezione romana della sovranità essi si staccarono quando 
questa aveva terminato di servire ai loro scopi, ed un cammino autonomo si impose loro, quello di 
pensare il sovrano come un viceré di Dio, un principe di nomina divina. Prima opera in cui i diritti 
del re apparvero come quasi illimitati fu lo scritto di Jean Ferrault “Jura regni Franciae”, 
pubblicato ad inizio secolo. Ho detto quasi illimitati poiché il monarca non può, secondo l’autore, 
alterare la legge Salica sulla successione al trono e alienare il demanio. Le resistenze a questa teoria 
erano tuttavia notevoli all’interno del regno e ancora nel periodo di Francesco I “...there existed a 
widespread and growing resentment of the aggressive and centralizing action of the 
government...”
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. Soprattutto con la penetrazione del protestantesimo, nella sua forma calvinista, in 
Francia, ragguardevole a partire dal 1535, quando iniziò l’eradicamento dalla città voluto dal re, 
gruppi e classi che avevano tutto da perdere in termini di prestigio e privilegi locali da un 
accentramento sostenuto da dottrine indirizzate all’assolutismo, cominciarono a resistere ed a 
rivendicare, tramite intellettuali della loro stessa opinione, in modo molto più incoerente ed arido, la 
difesa dell’antica costituzione francese, asserendo che il re non aveva facoltà di alterare l’ordine 
costituito. Gli appoggi concettuali furono confusamente trovati in un innalzamento della legge 
naturale connessa con la sacralizzazione del diritto consuetudinario, quello che differiva nelle varie 
zone dello stato e rendeva ostico il lavoro di uniformazione e codificazione avviata da Francesco I.  
Le teorie chiamate costituzionaliste si focalizzarono su due punti in particolare: l’idea del 
Parlamento come istituzione che restringe l’azione della Corona; la nozione degli Stati Generali

Estratto dalla tesi:

La centralità del potere sovrano nel pensiero di Jean Bodin

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Informazioni tesi

  Autore: Max Tonioli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Saffotestoni Binetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

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Parole chiave

jean bodin
les six livres de la rèpublique
monarchia
storia delle dottrine politiche

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