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La sorte dell'impresa nel fallimento

Estratto della Tesi di Giuseppe Agresti

Estratto dalla tesi: La sorte dell'impresa nel fallimento
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possibile acquisire, ugualmente il legislatore accolla alla procedura i costi 
della ristrutturazione, che in base ad una logica puramente economica 
rimarrebbero a carico dell’acquirente. 
Lo stesso legislatore della riforma ha preso in considerazione il mantenimento 
dei livelli occupazionali come criterio che deve guidare la scelta degli organi 
della procedura in caso di affitto d’azienda. L’art. 102 bis, comma 2, della l. 
fall. stabilisce infatti che la scelta dell’affittuario deve essere effettuata dal 
curatore sulla base di stima, tenendo conto, oltre che dell’ammontare del 
canone offerto, delle garanzie prestate e dell’attendibilità del piano di 
prosecuzione delle attività imprenditoriali, avuto riguardo alla conservazione 
dei livelli occupazionali
20
. E la lettura della Relazione governativa al d.lgs. n. 
5/2006, che menziona, tra i criteri adottati per la scelta tra vendita unitaria del 
complesso aziendale e vendita atomistica, anche la conservazione dei livelli 
occupazionali, fa ritenere che sul punto vi sia stato difetto di coordinamento 
in sede di elaborazione del testo normativo
21
. E’ stata peraltro sottolineata
22
 la 
differenza tra il criterio adottato dal legislatore nell’ambito della disciplina 
dell’amministrazione straordinaria e quello, in apparenza analogo, che 
                                                           
20
 La soluzione adottata dal legislatore è stata criticata da CAIAFA, La legge fallimentare riformata e corretta, Padova, 
2008, 16 ss., anche sotto il profilo della compatibilità con i principi costituzionali. Riecheggiando quanto già osservato 
dalla dottrina con riferimento all’amministrazione straordinaria, l’autore ha osservato che la valutazione inerente il 
salvataggio della funzione produttiva di un’impresa dichiarata insolvente, in ragione della rilevanza sociale ed economica 
della stessa, non può avvenire con compromissione degli interessi dei creditori e della possibilità, per questi, di trovare 
soddisfazione alle loro ragioni, attesa l’impossibilità di sottrarre i beni del debitore alla garanzia generica (art. 2740 c.c.). 
tali finalità di pubblico interesse debbono essere realizzate tramite il prelievo tributario e non tramite la compressione dei 
diritti dei creditori, pena la violazione dell’art. 42 Cost. 
21
 Nel testo della Relazione illustrativa alla riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali viene precisato, in 
sede di analisi dell’art. 105 legge fallimentare, che anche in questo caso, così come in tutta la fase della liquidazione 
dell’attivo, deve trovare applicazione ogni forma ed ogni mezzo che finisca per raggiungere il duplice obiettivo del 
massimo realizzo e della massima conservazione possibili dei nuclei ancora produttivi. Sotto questo secondo aspetto si 
giustifica la previsione secondo cui, ai fini della vendita di aziende o di suoi rami in esercizio, la scelta dell’acquirente deve 
essere effettuata tenendo conto non solo dell’ammontare, in sé, del prezzo offerto, ma anche “delle garanzie di 
prosecuzione delle attività imprenditoriali, avuto riguardo alla conservazione dei livelli di occupazione”. Inutile dire che di 
tale secondo criterio il testo dell’art. 105 non fa alcuna menzione. Sull’argomento RAVINALE – GALLONE, L’affitto e la 
cessione d’azienda nella riforma fallimentare, op. cit., 220. 
22
 PATTI, L’affitto dell’azienda, in Fall., 2007, 1090.

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La sorte dell'impresa nel fallimento

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Agresti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Pietro Masi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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Parole chiave

accordi di ristrutturazione
affitto d'azienda
concordato preventivo
esercizio provvisorio
fallimento
impresa
liquidazione coatta
procedure concorsuali
vendita d'azienda

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