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La televisione dei bambini raccontata dai genitori: confronto tra televisione analogica e televisione digitale

Estratto della Tesi di Valentina Premoli

Estratto dalla tesi: La televisione dei bambini raccontata dai genitori: confronto tra televisione analogica e televisione digitale
15 
1.1.1.3 GLI ANNI ’80 
La terza tappa della storia della televisione dei bambini è caratterizzata dalla presenza 
massiccia dei cartoni animati giapponesi, gli anime
24
. Come spiega Aldo Grasso “il 
cartone animato è giapponese è uno di quei prodotti acquistati a basso costo, che 
garantisce all’emittente elevati introiti per i diritti sulla commercializzazione del 
merchandising
25
”: proprio per questo motivo e anche perchØ le reti commerciali non si 
potevano permettere produzioni autoctone, i palinsesti delle stesse prolificano di anime, 
i quali ottengono ascolti molto elevati. Quindi, anche il servizio pubblico si adegua, 
partecipando alla corsa per il “saccheggio delle serie nipponiche
26
”, seppur in modo piø 
pacato rispetto alle reti commerciali. Queste ultime, infatti, riempiono il loro palinsesto 
di produzioni importate dal Giappone, alcune mediocri, ma molte confezionate con 
cura, soprattutto nell’elaborazione delle storie: le serie erano simili a lunghi sceneggiati, 
ricchi di dramma e sentimento. Tuttavia, alcune di queste serie, soprattutto quelle con 
protagonisti i robot, “furono i primi programmi per bambini che contenevano violenza: 
ma si trattava ancora di una violenza simbolicizzata (tra macchine e non tra esseri 
umani), in cui restava chiaro il messaggio del buono che vince il cattivo
27
”. 
Un altro elemento centrale della televisione dei bambini degli anni ’80 e ’90 è 
rappresentato dai programmi contenitore: “si tratta di trasmissioni piuttosto lunghe, 
formate da programmi variabili di volta in volta, collegati tra di loro solo dalla figura 
del conduttore. Alla logica del contenitore non si sottraggono nØ la RAI nØ la 
Finivest
28
”, con la sola differenza che la prima punta di piø a un pubblico vasto, quello 
“familiare”. Su Italia 1 e Rete 4 sono andati in onda per molti anni “Bim bum bam” e 
“Ciao ciao”, con spazi dedicati ai cartoni animati, sketch, quiz, inchieste e, a partire dal 
1986, fiction autoprodotte come “Love me Licia” e “Cristina”. A conduttori in carne e 
ossa venivano affiancati pupazzi come Uan, Ambrogio e Four. Il primo programma 
contenitore della RAI andò in onda nella stagione televisiva 1980/1981, “-3, 2, 
1…contatto!”, con personaggi a cartone animato come presentatori. La televisione 
pubblica, negli anni ’80 e ’90, ha comunque continuato a proporre contenitori altamente 
                                                 
24
 Abbreviazione del termine inglese “animation”, con il quale i giapponesi indicano i prodotti di 
animazione. 
25
 A. Grasso “Storia della televisione italiana”, Garzanti, Milano, 2004, pag. 213. 
26
 A. Grasso “Storia della televisione italiana”, Garzanti, Milano, 2004, pag. 213. 
27
 www.europaoggi.it 
28
 A. Grasso “Storia della televisione italiana”, Garzanti, Milano, 2004, pag. 214.

Estratto dalla tesi:

La televisione dei bambini raccontata dai genitori: confronto tra televisione analogica e televisione digitale

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Premoli
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teorie e tecniche della comunicazione mediale
  Relatore: Carlo Galimberti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

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