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Luchino Visconti e il cinema italiano

Estratto della Tesi di Judit Pölöskei

Estratto dalla tesi: Luchino Visconti e il cinema italiano
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con tanti laboratori, teatri, impianti in Italia e che, naturalmente era vicinissimo all’Istituto 
LUCE.
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Comunque, la produzione cinematografica e anche i temi e dei film furono in parte limitati 
dalla censura fascista. 
Poi, nel 1943, si apparirono i primi segni del cinema neorealista che cominciò a 
sostituirsi alla cultura cinematografica fascista. 
Possiamo dire che il cinema neorealista è il cinema dei rifiuti: „ (…)rifiuto dell’eroe 
stereotipato, di soggetti convenzionali, rifiuto di attori professionisti, rifiuto delle stelle, del 
montaggio e della sceneggiatura di ferro, rifiuto del dialogo prestabilito.(…)”
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Questa negazione del cinema del regime ebbe diverse tipologie perché la rottura con il 
fascismo non successe all’improvviso, ma aveva fasi differenziate. 
 I primi film, realizzati durante la seconda guerra mondiale contengono elementi 
critici come Quattro passi tra le nuvole (1942) di Alessandro Blasetti, che fu considerato 
come anticipazione del neorealismo perché la trama parla di un abbandono della realtà che 
è però sostanzialmente falsa. Anche la ripetizione della sequenza iniziale in quella finale, 
ed i gesti ripetuti, sono segni pre - neorealistici. 
Poi, ne I bambini ci guardano (1943) di Vittorio De Sica, in cui troviamo elementi 
trasgressivi quando il film descrive il mondo degli adulti come prigioniero della propria 
irresponsabilità e delinea la solitudine delle nuove generazioni. 
Ossessione (1943) di Luchino Visconti è una negazione totale del periodo precedente con 
un’agressività e una violenza in cui tutti i caratteri del cinema e della società degli anni ’30 
sono distrutti. 
Quindi, il neorealismo non fu definito come un fenomeno e non riuscì a trasformandosi da 
atteggiamento morale in atteggiamento estetico, ma riuscì a fondare la negazione del 
passato.
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Questo è l’unico carattere comune dei film neorealisti.  
Ciò che è presente anche in tutti i film neorealisti è il loro spirito consolatorio cioè 
l’attenzione al destino sociale per evitare la delusione.
9
 
                                                           
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 Cfr. GRUPPO CINEGRAMMA (FRANCESCO  CASETTI, ALBERTO  FARASSINO, ALDO GRASSO 
E TATTI  SANGUINETTI), Neorealismo e cinema italiano degli anni ’30, in AA.VV., op.cit. , pp. 351-352. 
7
 GIANFRANCO BETTETINI, Realtà, realismo, neorealismo, linguaggio e discorso: appunti per  un 
approccio teorico, in AA.VV., op.cit., p. 136. 
8
  Cfr. LINO MICCICHÈ, Per  una verifica del neorealismo, in AA.VV., op.cit., pp.18-20. 
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  Cfr. CARLO LIZZANI, Il neorealismo: quando è finito, quello che resta, in AA.VV., ,op. cit., pp.10-105.

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Luchino Visconti e il cinema italiano

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Informazioni tesi

  Autore: Judit Pölöskei
  Tipo: Tesi di Master
Master in Letteratura , linguistica e cultura italiana
Anno: 2006
Docente/Relatore: Alessandro Dr. Rosselli
Istituito da: University of Szeged , Hungary
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

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