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Profili civilistici del Decreto Legislativo n.231/2001

Estratto della Tesi di Claudio Martina

Estratto dalla tesi: Profili civilistici del Decreto Legislativo n.231/2001
Di tale questione si è occupata la Corte di Cassazione che, in uno 
dei suoi primi interventi in materia, ha affermato come le nuove 
disposizioni non si applicano alle imprese individuali. Ciò sulla 
base dell’argomento letterale di cui all’art. 1 del decreto che, al 
pari della legge delega e delle normative internazionali di 
riferimento, avrebbe ad oggetto esclusivamente gli enti collettivi, 
soggetti cioè, dotati di una struttura organizzata e complessa
40
. 
Allo stato, la disciplina dettata dal d. lgs. n. 231 del 2001 non 
pare, applicabile alle imprese a carattere individuale. 
 
 
1.5 I criteri di attribuzione della responsabilità sul piano 
oggettivo. 
 
L’art. 5 del decreto fissa, poi, i criteri di imputazione della 
responsabilità amministrativa dell’ente sul piano oggettivo, senza 
apportare alcuna modifica rilevante rispetto alla legge delega. 
Nell’indicazione delle persone fisiche autrici del reato da cui 
discende l’imputazione del fatto tipico sulla persona giuridica, il 
decreto legislativo, infatti, propone il modello della teoria 
organica: tale scelta è in linea con il dettato costituzionale e, nel 
rispetto del principio di personalità, sia pur nella sua dimensione 
minima, assicura l’identità tra l’autore dell’illecito e il 
destinatario della sanzione quando la persona fisica autrice del 
reato sia un soggetto che ha agito “nell’interesse o a vantaggio 
dell’ente”
41
. 
                                                 
40
 Cass. sez. pen. VI n° 18941 del 22 aprile 2004: nella stessa sentenza la Corte ha, altresì, 
dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale della nuova disciplina, nella 
parte in cui non si estende alle imprese individuali, sostenendo la radicale diversità delle 
ipotesi (impresa individuale e ente collettivo) poste a raffronto.  
41
 V., in chiave critica, A. FIORELLA, op. cit., pagg. 6 e segg.: secondo l’Autore…….”La 
relazione al decreto legislativo 231/2001 dichiara nettamente che l’interesse o il vantaggio, 
che debbono connotare la condotta criminosa ascrivibile all’ente collettivo, si distinguono 
proprio perché il vantaggio va valutato ex post, mentre l’interesse va valutato ex ante. 
Quindi, dinanzi ad un fatto di reato che si realizzi nel contesto di una organizzazione 
pluripersonale, dovrebbe accertarsi se esso sia stato effettivamente motivato da un interesse 
che faccia capo all’ente collettivo, o, come ricaduta, abbia procurato vantaggi per l’ente 
collettivo medesimo. Ora, le due situazioni non sono affatto assimilabili da un punto di 
vista generale. Per una ragione semplicissima: se il criterio di imputazione deve valere a 
stabilire la connessione essenziale del fatto con l’ente collettivo, dobbiamo immaginare in 
qualche misura una condotta che sia “geneticamente” volta a realizzare l’interesse dell’ente 
 18

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Profili civilistici del Decreto Legislativo n.231/2001

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Informazioni tesi

  Autore: Claudio Martina
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luca Enriques
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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Parole chiave

231
d. lgs. 231
modelli di organizzazione gestione e controllo
modello organizzativo
organismo di vigilanza
responsabilità amministrativa
responsabilità amministrativa degli enti
responsabilità amministrativa persone giuriche
responsabilità degli enti
responsabilità persone giuridiche

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