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Teoria delle Aree Valutarie Ottimali: analisi e criticità dell'Eurozona

Estratto della Tesi di Loris Affatato

Estratto dalla tesi: Teoria delle Aree Valutarie Ottimali: analisi e criticità dell'Eurozona
1. Teoria delle Aree Valutarie Ottimali 
9 
 
- Il legame tra domanda estera e domanda domestica, in particolare la relazione 
tra esportazioni e investimenti, sarà più debole nel caso di un’economia 
diversificata, così che variazioni nell’occupazione “importate” dall’estero non 
saranno aggravate dalla corrispettiva variazione di formazione del capitale. 
Una produzione ben diversificata attenua l’effetto di uno shock asimmetrico in quanto 
l’occupazione e le esportazioni non diminuiscono come nel caso vi sia una produzione 
monosettoriale. Per spiegare meglio come ciò si verifica possiamo supporre di avere 
un’economia che produce due beni A e B in egual quantità, fino a quando il settore del 
bene A subisce uno shock che ne causa il calo della domanda. In questo caso la 
produzione si potrà concentrare maggiormente sul bene B, beneficiando di nuova forza 
lavoro in arrivo dal settore che produce il bene A: è quindi evidente che in questo caso 
il calo della produzione e dell’occupazione sono attenuati.
3
 
In conclusione, Kenen ritiene preferibile un regime di cambio fisso per quei paesi che 
hanno una forte diversificazione nella produzione, pur tenendo presente che quando 
gli shock asimmetrici non sono del tutto indipendenti è comunque necessaria la 
presenza di mobilità del lavoro.  
Un altro criterio definito da Kenen è il livello di integrazione fiscale: più è alto questo 
valore fra diversi paesi e più diventa efficiente la formazione di un’area valutaria. Gli 
shock asimmetrici verrebbero attenuati con trasferimenti fiscali interni all’area, da 
regioni con bassa disoccupazione a regioni con alta disoccupazione. In questo caso 
servirebbe un’autorità sovranazionale che regoli questi trasferimenti e che 
possibilmente lavori in modo coordinato con la banca centrale dell’unione, come 
avviene ad esempio negli USA. Kenen nel suo lavoro sottolinea l’importanza di 
coordinazione tra politica fiscale e monetaria, le quali devono avere lo stesso dominio 
territoriale e non una subordinazione dell’una rispetto all’altra.  
L’integrazione fiscale, per Kenen, è quindi un elemento necessario per un’area 
valutaria ottimale quando vi è poca diversificazione nella produzione e quando la 
mobilità del lavoro interregionale non è sufficiente. Gli Stati nazionali spesso non sono 
 
3
 Per far sì che ciò avvenga è necessario che il mercato del lavoro sia efficiente in modo tale da evitare 
frizioni nel “match” tra lavoratore e impresa. La presenza di asimmetrie informative o distanze 
geografiche, ad esempio, possono prolungare il periodo di matching e rendere meno efficace la 
diversificazione produttiva.

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Teoria delle Aree Valutarie Ottimali: analisi e criticità dell'Eurozona

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Informazioni tesi

  Autore: Loris Affatato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giorgio Ricchiuti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

FAQ

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Parole chiave

economia internazionale
macroeconomia
aree valutarie ottimali
mundell
mobilità del lavoro
eurozona
integrazione fiscale

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