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La filiera corta per un’economia sostenibile: pratiche virtuose in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030

In epoca recente, il concetto di sostenibilità ha assunto un ruolo centrale nelle dinamiche socioeconomiche, superando i confini della sua originaria sfera ambientalista. Solo a partire dagli anni Ottanta, ha iniziato a diffondersi ampiamente, trasformandosi da un'espressione di nicchia ad un pilastro delle politiche globali. Nonostante ciò, va sottolineato che la preoccupazione per la sostenibilità, intesa come equilibrio tra bisogni umani e disponibilità di risorse, ha pervaso da sempre la storia dell'umanità. Oggi, più che mai, il rapporto di equilibrio con le risorse del pianeta sembra essere sfuggito di mano, portando a consumare molto più di ciò che si ha a disposizione. L'attuale contesto mondiale richiede un'urgente adozione di pratiche e politiche volte a promuovere la sostenibilità in tutti i settori della società. L'Agenda 2030 rappresenta un importante strumento per affrontare questa sfida, ponendo l'accento sulla necessità di raggiungere un equilibrio tra la tutela dell'ambiente, la crescita economica e il benessere sociale. In questo contesto, la filiera agroalimentare corta emerge come un'opzione promettente, in grado di affrontare le distorsioni e gli impatti negativi del settore agroalimentare convenzionale.
La presente tesi si propone di esplorare il ruolo della filiera agroalimentare corta nel contesto dell’Agenda 2030, in quanto strumento adatto a promuovere in modo sinergico la sostenibilità ambientale, economica e sociale. La filiera corta rappresenta una filiera produttiva caratterizzata da un numero limitato di passaggi intermedi, che riducono la distanza tra il produttore e il consumatore, fino a stabilire un contatto diretto. Questo rapporto permette di generare vantaggi per entrambe le parti: da un lato, il produttore ottiene una redistribuzione del valore a suo favore, dall’altro, il consumatore ha la possibilità di acquistare prodotti di cui può verificare direttamente la qualità.
Uno studio della FAO attesta che i costi ambientali delle aziende agricole, includendo impronta di carbonio, acqua e uso del suolo, equivalgano in media al 150% dei costi di produzione. Infatti, l’industria agroalimentare risulta la seconda più inquinante, con il 31% delle emissioni antropogeniche globali e la responsabilità del 70% della deforestazione. La ragione per cui puntare ad una filiera corta è la sua netta opposizione alle pratiche convenzionali, che permette di limitarne gli impatti negativi e le distorsioni. Infatti, queste esperienze, per quanto differenziate tra di loro, si basano tutte su una produzione etica e sostenibile, nel rispetto dell’ambiente, dei lavoratori e della salute dei consumatori; applicando pratiche di coltivazione biologiche che limitano gli sprechi di risorse naturali, tramite il riciclo e altre tecniche innovative.

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21 2. La filiera agroalimentare alternativa e le pratiche di consumo virtuose 2.1 L’impatto del sistema agroalimentare 2.1.1 Misurare l’impatto L’uso intensivo del suolo dovuto alle attività umane è oggi una delle principali cause del cambiamento climatico e dell’aggravamento del nostro benessere (Turner et al., 2007). Infatti, secondo i dati della FAO (2021) l’industria agroalimentare è solo seconda all’industria energetica per inquinamento; nel 2019 ha prodotto il 31% dei 54 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente globali, con un aumento del 16% rispetto al 1990. L’agroalimentare è altamente inquinante anche a causa del numero elevato di fasi produttive che coinvolge: più i prodotti alimentari sono lavorati e più incidono sulle emissioni. Infatti, nel misurare l’impatto del settore è importante considerarlo nell’interezza della filiera; oltre all’agricoltura e all’allevamento, bisogna tenere conto di tutti i processi di pre- e post-produzione, come la fabbricazione dei fertilizzanti e del packaging dei prodotti, la trasformazione delle materie prime, la successiva distribuzione e conservazione, e la gestione dei rifiuti prodotti in ciascuna di queste fasi. Gli studi sull’impatto ambientale della filiera agroalimentare sono una logica conseguenza delle preoccupazioni legate al deterioramento del capitale naturale nate intorno agli anni Settanta. Al fine di implementare una produzione più sostenibile sono stati sviluppati numerosi strumenti di valutazione degli impatti (van der Werf e Petit, 2002), che si differenziano tra di loro in base agli elementi che decidono di prendere in considerazione. La differenziazione si basa principalmente su: 1. la selezione dei segmenti della filiera produttiva; 2. la tipologia d’impatto indagata; 3. l’approccio macroeconomico o microeconomico (Marletto e Sillig, 2010); Una delle metodologie maggiormente consolidate per la misurazione dell’impatto ambientale di prodotti e processi è il Life Cycle Assesment (o LCA). Il suo approccio è innovativo perché misura gli impatti potenziali lungo tutto l’intero ciclo di vita, “dalla culla

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Informazioni tesi

  Autore: Giuliana Morlino
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2022-23
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione, Lettere e Filosofia
  Corso: Cooperazione Internazionale e Sviluppo
  Relatore: Mattia Rapa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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Parole chiave

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filiera agroalimentare
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agenda 2030
sdgs
arvaia
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