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Destinazione patrimoniale e autonomia negoziale

Al presente elaborato di tesi sottende una costante attenzione alla ricerca di una valida soluzione al controverso rapporto tra autonomia negoziale privata e destinazione patrimoniale che, in continuo divenire, si lega inscindibilmente alla tematica della
responsabilità patrimoniale.
Nel Capitolo I si tratta dell'esigenza dei privati sul piano della destinazione dei beni ad uno scopo. Delineato l’atteggiarsi della fattispecie sul piano sostanziale, si è dato atto successivamente dell’avvenuto cambio di paradigma in materia di destinazione patrimoniale, intorno al quale è avvenuto il faticoso passaggio da una destinazione "tipizzata"e attuata attraverso la creazione di un nuovo soggetto giuridico ; passando, successivamente, per una destinazione patrimoniale altresì tipizzata , “derivata” all’interno del patrimonio di un soggetto - persona fisica ; sino al più o meno completo disvelarsi della destinazione patrimoniale intesa in chiave moderna, corredata dell’effetto di separazione in capo ad un soggetto-persona fisica e sostanzialmente atipica quanto alla selezione dei contenuti e degli interessi di destinazione. L’attenzione al fenomeno destinatorio deriva , per vero, dall’esigenza della ricerca di un corretto bilanciamento di interessi tra il bisogno di destinazione dei privati e i contrapposti interessi del ceto creditorio e dei terzi : col che si giustifica il discorso intorno all’art. 2740 c.c. , cui sottende il principio della responsabilità patrimoniale universale del debitore e costituente limite alla realizzazione della separazione patrimoniale rimessa all'autonomia privata, da leggersi oggi sotto nuova veste : non più ostaggio , a pena di nullità, della previsione di nuove fattispecie destinatorie talora atipiche, quanto invece ammettendo le stesse a condizione che vi sia l’opponibilità del vincolo, adeguatamente pubblicizzato.
Il Capitolo II si incentra totalmente sull'analisi dell'istituto del fondo patrimoniale ex art. 167 ss. codice civile, per come oggi si atteggia nell'universo destinatorio. A fronte di un dato normativo ad oggi immutato sul punto e di una giurisprudenza ormai di segno costante , impegnata nell’opera di demolizione delle potenzialità separative dell’istituto si colloca il tentativo fatto proprio da tale elaborato di proporre un rimedio di tipo interpretativo a tale irrimediabile stato dell’arte : prendendo a prestito talune teorie dottrinali, si tenta ivi di dimostrare come può ribaltarsi in via interpretativa l’onere probatorio (diabolico) per i coniugi resistenti ad una azione esecutiva promossa nei confronti dei beni costituiti in fondo patrimoniale, anche ricorrendo al meccanismo delle presunzioni, sol che si rifletta senza pregiudizio di sorta in ordine alle situazioni giuridiche processuali in cui concretamente versano le parti in causa. Di fronte a tale tentativo, tuttavia, la presa d’atto del declino dell’istituto lascia presagire la sostituzione dello stesso ad altri validi strumenti destinatori; da tale spunto si innesta , in conclusione al capitolo II, il tentativo di analisi dell'impatto che l'introduzione degli “atti di destinazione per la realizzazione di interessi meritevoli di tutela” di cui all’art. 2645- ter c.c. è giunto a dispiegare sul regime patrimoniale della famiglia e, in particolare, il ravvisarsi o meno di un carattere di concorrenzialità con il logoro istituto del fondo patrimoniale a fini destinatori.
Nucleo centrale della dissertazione, contenuto nel Capitolo III, è la figura di destinazione tipizzata all'art. 2645-ter c.c., la quale si pone all'apice del descritto percorso storico in materia di destinazione in quanto concretizzazione degli approdi prima tracciati. Ciò, tuttavia, non si comprende se non si pone a mente l'impatto sistematico dell'istituto previsto all'art. 2645-ter c.c. , che si connota di due aspetti : da un lato l'atipicità dell'atto di destinazione , dall’altra il carattere di realità del vincolo ; così, la trattazione si concentra sui due profili di disciplina maggiormente pregnanti nell’economia della fattispecie, rispettivamente identificati nel controllo di meritevolezza sotteso all’operazione negoziale e nel meccanismo della trascrizione del vincolo.
Il capitolo IV, conclusivo dell’elaborato, si pone alla stregua di cernita degli approdi tracciati in seno ai capitoli precedenti , rielaborandoli con un intento ben chiaro: quello di fondare una nuova teorica della destinazione patrimoniale attraverso il finale enuclearsi di una “soluzione” negoziale destinatoria del tutto nuova e interna all’ordinamento italiano, dotata ora di un carattere marcatamente fiduciario, conniugando le potenzialità applicative della fattispecie ex art. 2645-ter c.c. – id est, il carattere di opponibilità della destinazione - e il carattere gestorio del negozio fiduciario letto ota in chiave rimediale , al dichiarato fine di superare le criticità insite in ciascun istituto.

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5 INTRODUZIONE Come può (più o meno facilmente) constatarsi dal titolo, al presente elaborato di tesi sottende una costante attenzione al controverso rapporto tra autonomia negoziale privata e destinazione patrimoniale; rapporto che, in continuo divenire, si lega inscindibilmente alla tematica della responsabilità patrimoniale, da cui ne rimane profondamente influenzato e da cui occorre costantemente muovere al fine di eviscerarne i caratteri fondamentali. Tale assunto, in queste prime battute, non può risultare chiaro se non si pone a mente il fatto che il fenomeno della destinazione patrimoniale , se da un lato - quello più immediato ed evidente - richiama il primario momento del vincolo di taluni beni alla realizzazione di un determinato scopo – cui accede il discorso intorno al perimetro delle facoltà negoziali in capo all’autonomia privata - in seconda battuta si collega in maniera pregnante con la regola di responsabilità patrimoniale generica di cui all'art. 2740 c.c., con la quale si pone in conflittuale rapporto. Il fatto di leggere la destinazione patrimoniale dal particolare angolo visuale dato dal rapporto con la tematica della responsabilità patrimoniale generica si giustifica, ai fini della trattazione, per due aspetti : in primis, nonostante i due “momenti” sopra evidenziati potrebbero prima facie risultare autonomi nella loro individuazione e nei loro approdi – in quanto attinenti a piani sistematici diversi- tuttavia essi risultano collegati sul piano metodologico, in quanto il tentativo di addivenire ad una soluzione al rapporto tra destinazione patrimoniale e responsabilità patrimoniale – problematica che ha peraltro diviso gli operatori del diritto fin dall’alba dei tempi proprio merito all’individuazione di una soluzione che fosse maggiormente confacente ai canoni ordinamentali vigenti ad un dato tempo – consente di ricavare i (più o meno) residui spazi dell’autonomia privata in ambito di destinazione patrimoniale e viceversa, cosicché gli approdi tracciati in seno ad un aspetto confluiscano inevitabilmente nell’altro.

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Informazioni tesi

  Autore: Alessio Vercellone
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2022-23
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessandro Ciatti Caimi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 202

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Parole chiave

trust
negozio fiduciario
fondo patrimoniale
patrimoni separati
responsabilità patrimoniale
2645 ter c.c.
destinazione patrimoniale

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