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I problemi dei criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale

Informazioni tesi

  Autore: Gabriella Venezia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Angela Procaccino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

La presente tesi di laurea ha ad oggetto i criteri di proprietà nell'esercizio dell'azione penale, nonché l'analisi del funzionamento dell'Ufficio del Pubblico Ministero nell'interesse pubblico alla repressione dei reati. A fondamento dell'elaborato vi è il corollario dell'obbligatorietà dell'azione penale, principio riconosciuto e tutelato dall'art. 112 della Costituzione, con conseguenti spunti di riflessione in materia di responsabilità civile del magistrato, a partire dal noto caso Tortora sino all'entrata in vigore della Legge Vassalli e alla sua recente modifica ad opera della L. 18/2015.

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  Autore: Gabriella Venezia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Foggia
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  Relatore: Angela Procaccino
  Lingua: Italiano
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5 CAPITOLO I L’ORGANIZZAZIONE DELL’UFFICIO DEL PUBBLICO MINISTERO 1.1 L’autonomia interna ed esterna del pubblico ministero L’espressione “pubblico ministero” designa un complesso di uffici pubblici che rappresentano nel procedimento penale l’interesse generale dello Stato alla repressione dei reati. Il pubblico ministero non è un organo unitario, bensì è frazionato in tanti uffici ciascuno dei quali svolge le sue funzioni, di regola, soltanto davanti all’organo giudiziario presso cui è costituito (art. 51, comma 3 c.p.p.). Attualmente le funzioni svolte dal pubblico ministero sono indicate nell’ordinamento giudiziario. In particolare, il pubblico ministero: • “veglia alla osservanza delle leggi, alla pronta e regolare amministrazione della giustizia, alla tutela dei diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci” (art. 73 ord. giud.). • “promuove la repressione dei reati” (art. 73 ord. giud.) svolgendo le indagini necessarie per valutare se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione. • “esercita l’azione penale” nel caso in cui non debba chiedere l’archiviazione, quando cioè dalle indagini emergono elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio (art. 50, comma 1 c.p.p.). • “fa eseguire i giudicati ed ogni altro provvedimento del giudice, nei casi stabiliti dalla legge” (art. 73 ord. giud). Analizzando in dettaglio la disciplina, lo statuto del pubblico ministero ha subito, negli ultimi sessant’anni, una radicale trasformazione. Originariamente, la materia era disciplinata dal r.d. 30 gennaio 1941, n. 12, e s i c a r a t t e r i z z a v a p e r u n a dipendenza gerarchica dell’ufficio e dalla subordinazione dei magistrati requirenti al Ministro della Giustizia. Secondo l’art. 69 “il pubblico ministero esercita, sotto la direzione del Ministro, le funzioni che la legge gli attribuisce”. La subordinazione dei magistrati requirenti prevedeva, sul lato esterno, la dipendenza degli uffici di procura direttamente dal Ministro della Giustizia, e sul

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azione penale
criteri di priorità

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