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La CTU infermieristica nei procedimenti di risarcimento del danno da responsabilità sanitaria

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Tizzano
  Tipo: Tesi di Master
Master in Infermieristica Forense
Anno: 2018
Docente/Relatore: Leonardo Bugiolacchi
Istituito da: Università Telematica Unitelma La Sapienza di Roma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

La scelta della Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) in ambito civile è mossa, principalmente da due motivazioni, la prima è intrinseca: la CTU a mio parere si prefigura come uno strumento indispensabile nella gestione del post-danno in quanto si potrà garantire la massima trasparenza e analisi delle situazioni, essendo consulenze tecniche, oggettive, super partes sono utili per lo svolgimento dei procedimenti a carico degli infermieri, oltremodo lo trovo un esercizio molto stimolante; la seconda motivazione è estrinseca: con il nuovissimo DDL Gelli convertito in legge dalla Camera dei Deputati il 28 febbraio 2017, la CTU in sede preliminare ex art. 696 bis del codice di procedura civile (articolo entrato in vigore dal 1 marzo 2006), è diventata condizione di procedibilità del giudizio risarcitorio ordinario. L’entrata in vigore della legge Gelli, promulgata dal Presidente della Repubblica Mattarella in data 08 marzo 2017, ha aperto nuovi scenari sulla responsabilità prodotta dall’esercizio delle professioni sanitarie. È fatto obbligo, anche per l’infermiere, la conoscenza dei contenuti del ddl. L’assicurazione per colpa grave diventa obbligatoria per gli infermieri. Ecco che, se la responsabilità professionale è in continua evoluzione, serve sempre più un atteggiamento professionale di natura intellettuale, etico e tecnico. Con il comma 3 dell’ art. 7 del ddl Gelli la normativa riconosce all’infermiere, ai sensi dell’articolo 2043 del Codice Civile, la responsabilità sugli eventi scaturiti dalla sua prestazione d’opera. D'altronde il golden standard si può definire operando secondo i canoni delle Best Practies, riducendo al minimo i rischi, con una gestione appropriata del Rischio Clinico ed un ottimo livello di comunicazione con tutti gli stakeholders, nella gestione del post danno. Infine suscita molto interesse la giusta interpretazione del comma 1 dell’art. 15 del ddl Gelli e quella che sarà la sua applicazione nel caso in cui un giudice debba esprimersi sulla condotta di un infermiere e che per farlo abbia bisogno di una consulenza tecnica. Chiudo la premessa citando la sentenza formulata il 12 maggio 2004 dalla Corte Suprema dell’Illinois:
“Dr. Barnhart was not competent to testify regarding the standard of care for the nursing profession and nurse Lewis' deviations there from . . .Clearly, this exact issue was contemplated by this court in Dolan, which unequivocally required that a health-care expert witness must be a licensed member of the school of medicine about which the expert testifies”.

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Anno: 2018
Docente/Relatore: Leonardo Bugiolacchi
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  Num. pagine: 35

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Pag 16 Appendice 1. Presentazione dei risultati del sondaggio “La CTU Infermieristica” Per fare il punto su quella che è situazione reale della ctu infermieristica in Italia ho strutturato un sondaggio su base internet con 8 quesiti, al quale si poteva partecipare utilizzando il seguente link: https://www.sondaggio-online.com/s/7ac1ead Per la diffusione del link ho utilizzato principalmente due canali:  attraverso l’invio di una e-mail contenete il link ai consulenti tecnici d’ufficio (infermieri), reperiti attraverso la consultazione degli albi presenti nei siti web dei vari tribunali italiani;  attraverso il link postato nel gruppo nazionale APSILEF (ASSOCIAZIONE PROFESSIONI SANITARIE ITALIANE LEGALI E FORENSI). Tuttavia è d’obbligo confinare i destinatari del sondaggio nei soli infermieri regolarmente iscritti agli albi per ctu. Le domande sono o a risposta multipla o chiusa, e tutte prevedevano almeno una risposta obbligatoria per poter accedere alla domanda successiva. Il sondaggio ha rilevato 68 collegamenti al link che potremmo definire come partecipanti, ma purtroppo non tutti hanno risposto a tutti i quesiti. La prima domanda, con risposta a scelta multipla, voleva illustrare i titoli posseduti dagli infermieri iscritti all’albo, i risultati che ne vengono fuori sono che 56 dei 68, l’82,4% possiede un master di I livello, e 3 il 4,4% possiede un master di II livello; 16 il 23,5% è dottore in scienze infermieristiche (titolo magistrale), e 13 il 19,1% è dottore in infermieristica. Di seguito il grafico delle risposte

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Parole chiave

infermiere
consulenza tecnica
infermiere legale
rischio clinico
infermiere forense
ctu
responsabilita' civile infermiere
legge gelli

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