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James Dean: l'uomo, l'attore, il divo

Informazioni tesi

  Autore: Alberto Donatelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Enrico  Carocci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

James Dean: uno spartiacque nello stile della recitazione e nel divismo hollywoodiano.
Senza timore di esagerare, si ritiene di poter affermare che l'impatto delle tecniche recitative messe in campo da James Dean sia da considerarsi unico ed a suo modo rivoluzionario.
Insieme all'unicità che egli rappresentò in qualità di mito e divo, senza precedenti né eguali.
Ci occuperemo quanto più minuziosamente possibile di analizzare lo stile della sua recitazione ed il suo animo tormentato, tribolato, frastagliato ed apparentemente ostile ma in verità fragile e sofferente. Uno spirito a prima vista ribelle tanto quanto gentile e romantico, a ben guardare.
A nostro parere è stata proprio questa miscela a fondare le basi della singolarità artistica di James Dean. Segnata da un'infanzia dolorosissima che, paradossalmente, ne è stata l'ingrediente principale. Abbiamo intenzione di avvalorare questa tesi unendo indizi, fatti, storie, frammenti dei suoi film e soprattutto testimonianze di amici e colleghi, come i tasselli di un mosaico che ci portano a considerare James Dean tra i più innovativi attori della storia del Cinema.
Che una morte improvvisa, il 30 settembre 1955, ha reso “casualmente” un mito.
Tanti erano i divi di Hollywood nei classici anni ‘50. Ma James Dean è l'unico ad aver fatto quest'incredibile volo pindarico: la metamorfosi di un timido ragazzo di campagna che si trasforma in una star. Il tutto tramite sole tre pellicole con il ruolo da protagonista e nell'arco di circa un anno.
E forse non è un caso che proprio con lui volgeva al termine il periodo della “classicità” nel cinema americano. Le nostre ipotesi ci vengono confermate anche da dichiarazioni ufficiali o interviste di amici e colleghi che lo hanno conosciuto bene ed hanno lavorato con lui. James Dean è divenuto dunque “involontariamente” un mito, nonostante fosse poco più di un teenager pieno di ansie, paure
ed insicurezze. Come ne abbiamo avute tutti, da giovanissimi, nessuno escluso.
Verrà delineato il quadro di questo giovane ragazzo di umili origini contadine -orfano di madre a soli nove anni ed abbandonato dal padre- che “spariglia” le carte in merito alla teoria ed alla gestione del classico divo hollywoodiano, diventando suo malgrado un caso unico ed una inconsapevole star senza precedenti. Ad Hollywood è infatti costretto a scontrarsi con un ambiente nel quale il profitto era -ed è- il solo scopo principale.
Sia chiaro: James Dean il successo lo aveva desiderato e rincorso.
Non c'è dubbio.
Ma fu anche un bisogno primario fondamentale al fine di poter esprimere la sua arte e trovare una via di sfogo legale, sana e professionale ai tumulti interiori che egli viveva (e contro i quali combatteva) sin da quando era bambino.
Durante tutto il percorso verrà “disturbata” anche la psicanalisi in generale: va tenuto presente ad esempio che Freud (S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Roma, Newton Compton, 2018) ha esposto in maniera acuta e dettagliata come ogni processo psichico inconscio influenzi in modo determinante il comportamento umano nonché le interazioni tra gli individui.
È indiscutibile, ribadiamo, come il tragico evento della perdita della madre da parte di James Dean e l'essere abbandonato da suo padre, siano stati i due eventi traumatici che hanno innescato nel bambino la scintilla di un duplice shock emotivo, lutto ed abbandono.
Quanto irreversibilmente venne ferito l'animo di James Dean?
Freud descrive due reazioni patologiche possibili a tragici eventi quali soltanto la scomparsa di una madre può essere: si tenta in ogni modo di negare la perdita nel tentativo ostinato di aggirare l'enorme dolore oppure ci si trincera in uno sfogo depressivo. In quest'ultimo caso “l'assenza è sempre più presente” o meglio indimenticabile: non si può e/o non si vuole pensare ad altro.
L'adorata persona viene idealizzata e non vi è più modo di fuggire lontano da quel dolore.
Spesso si perde di vista il senso della vita, buttandola via, in molti casi. Qualcuno non riesce a vivere più, qualcuno sfoga quotidianamente tale rabbia, vivendo senza freni.
E James Dean? È altamente probabile che vi sia uno strettissimo legame tra la sua dolorosa fanciullezza e la reincarnazione di Jimmy (Jimmy è il diminutivo con cui veniva chiamato James Dean da amici intimi e familiari stretti) nelle sue tre interpretazioni cinematografiche.
L'anima ed il corpo di James Dean si sono “trasfigurati” in tre personaggi vissuti impeccabilmente.
E che rappresentano ancora oggi preziosi insegnamenti, ispirazioni e linee guida per tutti gli attori del cinema drammatico moderno. Da oltre sessant'anni milioni di ragazzi e ragazze amano oppure imitano James Dean. La sua sensibilità, l'aria malinconica o imbronciata e la profonda umanità hanno dato alla luce assoluta novità: dall'avvento di James Dean, niente è stato più come prima all'interno dello Star System di Hollywood nonché nell'arte della recitazione.
James Dean: uno “spartiacque”, a suo modo.

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  Autore: Alberto Donatelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Enrico  Carocci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

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«La gente diceva che Jimmy era come Brando. Non è affatto vero, non gli assomigliava per niente. Era meno duttile di lui. Era soltanto una persona profondamente vulnerabile; e tutto quello che avrebbero voluto fare ragazze, ragazzi e tutti quelli che lo conoscevano… era abbracciarlo stretto e proteggerlo». «Dean non voleva essere infastidito da dettagli come la tecnica». Elia Kazan A mia figlia Irene.

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