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"Bestie" di Aldo Palazzeschi

Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Picchio
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere
  Corso: CURRICULUM MODERNO E CONTEMPORANEO
  Relatore: Laura Melosi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

Fin dal mondo classico le pagine della letteratura si sono riempite di presenze animali, di bestie immaginarie o reali che hanno popolato i miti e le favole dell'antichità e che sono arrivate fino a noi seguendo percorsi diversi e variegati. Il panorama letterario del Novecento è infatti ricchissimo di apparizioni e presenze bestiali che tuttavia, rispetto a quelle del passato, subiscono un vero e proprio processo di problematizzazione. Le bestie novecentesche non sono più semplicemente simboli e oggetti vuoti con funzione moralizzante, ma diventano esseri cognitivamente superiori, capaci di sentire e pensare. All'interno del vasto repertorio dello scorso secolo dedicato agli animali letterari ci siamo voluti soffermare sulla specificità delle bestie di Aldo Palazzeschi, autore unico nel suo genere poiché sfuggente a qualsiasi tipo di categorizzazione.
Questo lavoro muove però i suoi passi a partire dal significativo contributo che alcuni autori prima di lui hanno dato alla presenza animale nella letteratura. Dopo aver accennato all'utilizzo letterario della bestia in autori come Leopardi, Pascoli e D'Annunzio, parleremo poi nel primo capitolo della favola umoristica di Pirandello, delle apparizioni "immotivate" delle bestie di Tozzi, dell'utilizzo letterario dell'animale "gravido di significato" di Landolfi, della modernità della favola di Arturo Loria e, ancora, dei personaggi animali gaddiani.
Nel secondo capitolo ci soffermeremo sull'analisi tematica dei dodici racconti che insieme formano un piccolo capolavoro di Palazzeschi, troppo spesso passato inosservato: Bestie del 900. In questo libro lo scrittore confronterà il mondo degli animali con quello degli uomini, divertendosi a tirare dei «fili – per niente invisibili – fra le due sponde»: fa ricorso a figure animali che hanno tratti umani o al contrario a uomini che si comportano come animali. Vedremo animali intrappolati nel loro ambiente che cercano di ribellarsi al padrone, bestie straordinarie che sconvolgeranno il mondo degli uomini, i quali, la maggior parte delle volte escono sconfitti dal confronto.
Edoardo Sanguineti definì, non a caso, Palazzeschi il «ritrattista per eccellenza delle Bestie del '900», o meglio, «il ritrattista delle bestie, per eccellenza». Il suo "bestiario" infatti non si esaurisce con questa raccolta di novelle, ma, come vedremo nel terzo e ultimo capitolo di questo lavoro, la presenza di bestie è una costante caratteristica della produzione palazzeschiana fin dalla sua prima produzione poetica. Le presenze zoomorfe che tuttavia popolano l'opera di Palazzeschi non rientrano propriamente in quel filone tematico che diversi critici hanno ricondotto ad una forma di nichilismo, sia esso attivo o passivo, in cui gli animali si muovono all'interno di «un'atmosfera di desolazione» e denunciano come «capri espiatori o come vittime […] i crimini dell'orgoglio antropocentrico e di un'intramontabile sovranità del soggetto». Le bestie palazzeschiane rappresentano in realtà, rispetto a questa tendenza, il controcanto allegro e fantasioso il quale, pur rimanendo sempre sui toni buffi e irriverenti, non rinuncia alla critica degli stessi pregiudizi antropocentrici. [...]

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  Autore: Eleonora Picchio
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Macerata
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  Relatore: Laura Melosi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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2 INTRODUZIONE «Io non sono feroce, non lo sono mai stato – dice il leone Kan – Ne ho abbastanza di far paura alla gente, tu lo sai, a me piacciono le verdure. […] Mi pare d’essere uno di quei vestiti che vengono rovesciati prima di buttarli nelle immondezze, perché dall’altra parte possono ancora servire.» 1 Fin dal mondo classico le pagine della letteratura si sono riempite di presenze animali, di bestie immaginarie o reali che hanno popolato i miti e le favole dell’antichità e che sono arrivate fino a noi seguendo percorsi diversi e variegati. Il panorama letterario del Novecento è infatti ricchissimo di apparizioni e presenze bestiali che tuttavia, rispetto a quelle del passato, subiscono un vero e proprio processo di problematizzazione. Le bestie novecentesche non sono più semplicemente simboli e oggetti vuoti con funzione moralizzante, ma diventano esseri cognitivamente superiori, capaci di sentire e pensare. All’interno del vasto repertorio dello scorso secolo dedicato agli animali letterari ci siamo voluti soffermare sulla specificità delle bestie di Aldo Palazzeschi, autore unico nel suo genere poiché sfuggente a qualsiasi tipo di categorizzazione. Questo lavoro muove però i suoi passi a partire dal significativo contributo che alcuni autori prima di lui hanno dato alla presenza animale nella letteratura. Dopo aver accennato all’utilizzo letterario della bestia in autori come Leopardi, Pascoli e D’Annunzio, parleremo poi nel primo capitolo della favola umoristica di Pirandello, delle apparizioni “immotivate” delle bestie di Tozzi, dell’utilizzo letterario dell’animale “gravido di significato” di Landolfi, della modernità della favola di Arturo Loria e, ancora, dei personaggi animali gaddiani. Nel secondo capitolo ci soffermeremo sull’analisi tematica dei dodici racconti che insieme formano un piccolo capolavoro di Palazzeschi, troppo spesso passato inosservato: Bestie del 900. In questo libro lo scrittore confronterà il mondo degli animali con quello degli uomini, divertendosi a tirare dei «fili – per niente invisibili – fra le due sponde» 2 : fa ricorso a figure animali che hanno tratti umani o al contrario a uomini che si comportano come animali. Vedremo animali intrappolati nel loro 1 ALDO PALAZZESCHI, Kan, in Tutte le novelle [1957], Milano, Mondadori, 1966, pp. 165-66. 2 SIETSKE LANGBROEK, Le bestie nel codice di Palazzeschi. Analisi tematica della narrativa di Aldo Palazzeschi, Amsterdam, Free University Press, 1985, p. 24.

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