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L'Infermiere del S.E.T. 118: quali decisioni di fine vita?

Informazioni tesi

  Autore: Jacopo Maria Olagnero
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Isabella  Prisciandaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

Introduzione: Gli infermieri del S.E.T. 118 di Torino e Provincia lavorano spesso come team leader (in autonomia) sull’ambulanza e si trovano talvolta nelle condizioni di dover decidere se rianimare e se (e quando) interrompere la rianimazione di pazienti in arresto cardiaco (A.C.C.).

Obiettivo: Valutare le modalità di gestione dei pazienti in A.C.C in relazione alle decisioni di fine vita degli infermieri del S.E.T. 118.

Metodologia: È stato creato un questionario semi-strutturato composto da 25 domande, distribuito in forma anonima agli infermieri che lavorano sui mezzi di soccorso avanzato di base (M.S.A.B) allo scopo di indagare le decisioni di fine vita attraverso domande tese a esplorare: la formazione, la gestione globale dell’A.C.C., gli elementi di valutazione per le decisioni di fine vita ed aspetti organizzativi e medico legali, anche tramite sei casi clinici. Sono state calcolate frequenze, medie, mode e range.

Risultati: Il questionario è stato compilato da 62 (57%) infermieri su 109 che svolgono turni sul M.S.A.B.; l’età media è 45 anni ed il titolo prevalente è la Laurea Triennale (55%); il 98% (61) è in possesso del corso di rianimazione avanzata (A.L.S.). Il 52% (32) svolge più di 5 (40%) dei propri turni sul M.S.A.B.; mediamente gli infermieri riferiscono di trattare 2 arresti cardiaci al mese ciascuno su M.S.A.B. Tra le caratteristiche che influiscono maggiormente sulla decisione circa la rianimazione vi sono: la patologia oncologica terminale nota (95%, 58), l’arresto testimoniato (82%, 50), il massaggio cardiaco già in corso all’arrivo (70%, 43), l’allettamento/disabilità gravi (66%, 40) e l’arresto occorso da meno di 10 minuti (64%, 39). Per il 65% (40) degli infermieri l’ansia in tali momenti è limitata (media: 4/10, moda 1) ma la tutela legale è percepita inadeguata (media: 4/10 moda 1). Gli infermieri si accordano per lo più con il medico di C.O. (92%, 57) e con i parenti (85%, 53) per sospendere la rianimazione.

Discussione: Le caratteristiche che influiscono maggiormente sulla decisione di rianimare appaiono per lo più in linea con la letteratura. Gli infermieri sono esperti e formati secondo le L.G. A.L.S. e il corso A.B.C.D. 118; ciò nonostante non sempre si rilevano comportamenti uniformi nelle decisioni di fine vita, si rileva infatti una difformità/discrepanza media delle risposte del 15% (range: 8%-28%). La normativa nazionale e la letteratura in merito alle decisioni di fine vita ad opera di personale “non medico” è attualmente poco chiara su alcuni aspetti; pertanto gli infermieri sentono la necessità di avere protocolli (58%) nonché un confronto con il medico della C.O. (92%) e con i parenti (85%).

Conclusione: Gli infermieri che operano in autonomia sul S.E.T. 118 ssumono talvolta decisioni di fine vita; tuttavia, sarebbero necessari percorsi condivisi a tutela delle proprie decisioni, nonché percorsi di formazione centrati sugli aspetti medicolegali e bioetici legati alla propria attività.

Informazioni tesi

  Autore: Jacopo Maria Olagnero
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Isabella  Prisciandaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

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5 ABSTRACT Introduzione: Gli infermieri del S.E.T. 118 di Torino e Provincia lavorano spesso come team leader (in autonomia) sull’ambulanza e si trovano talvolta nelle condizioni di dover decidere se rianimare e se (e quando) interrompere la rianimazione di pazienti in arresto cardiaco (A.C.C.). Obiettivo: Valutare le modalità di gestione dei pazienti in A.C.C in relazione alle decisioni di fine vita degli infermieri del S.E.T. 118. Metodologia: È stato creato un questionario semi-strutturato composto da 25 domande, distribuito in forma anonima agli infermieri che lavorano sui mezzi di soccorso avanzato di base (M.S.A.B) allo scopo di indagare le decisioni di fine vita attraverso domande tese a esplorare: la formazione, la gestione globale dell’A.C.C., gli elementi di valutazione per le decisioni di fine vita ed aspetti organizzativi e medico legali, anche tramite sei casi clinici. Sono state calcolate frequenze, medie, mode e range. Risultati: Il questionario è stato compilato da 62 (57%) infermieri su 109 che svolgono turni sul M.S.A.B.; l’età media è 45 anni ed il titolo prevalente è la Laurea Triennale (55%); il 98% (61) è in possesso del corso di rianimazione avanzata (A.L.S.). Il 52% (32) svolge più di 5 (40%) dei propri turni sul M.S.A.B.; mediamente gli infermieri riferiscono di trattare 2 arresti cardiaci al mese ciascuno su M.S.A.B. Tra le caratteristiche che influiscono maggiormente sulla decisione circa la rianimazione vi sono: la patologia oncologica terminale nota (95%, 58), l’arresto testimoniato (82%, 50), il massaggio cardiaco già in corso all’arrivo (70%, 43), l’allettamento/disabilità gravi (66%, 40) e l’arresto occorso da meno di 10 minuti (64%, 39). Per il 65% (40) degli infermieri l’ansia in tali momenti è limitata (media: 4/10, moda 1) ma la tutela legale è percepita inadeguata (media: 4/10 moda 1). Gli infermieri si accordano per lo più con il medico di C.O. (92%, 57) e con i parenti (85%, 53) per sospendere la rianimazione. Discussione: Le caratteristiche che influiscono maggiormente sulla decisione di rianimare appaiono per lo più in linea con la letteratura. Gli infermieri sono esperti e formati secondo le L.G. A.L.S. e il corso A.B.C.D. 118; ciò nonostante non sempre si rilevano comportamenti uniformi nelle decisioni di fine vita, si rileva infatti una difformità/discrepanza media delle risposte del 15% (range: 8%-28%). La normativa nazionale e la letteratura in merito alle decisioni di fine vita ad opera di personale “non medico” è attualmente poco chiara su alcuni aspetti; pertanto gli infermieri sentono la necessità di avere protocolli (58%) nonché un confronto con il medico della C.O. (92%) e con i parenti (85%). Conclusione: Gli infermieri che operano in autonomia sul S.E.T. 118 assumono talvolta decisioni di fine vita; tuttavia, sarebbero necessari percorsi condivisi a tutela delle proprie decisioni, nonché percorsi di formazione centrati sugli aspetti medicolegali e bioetici legati alla propria attività.

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Parole chiave

decisione
rianimazione
118
infermiere
infermieristica
emergenza sanitaria
fine vita
arresto cardiaco
servizio emergenza territoriale
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