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"L'umorismo" di Pirandello tra saggio e romanzo

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16 della vita come spazio dove le pulsioni psichiche, conscie e incoscie, provocano sbalzi e contrasti che lasciano l‟uomo in balia di se stesso, pone una netta distinzione dal realismo desanctiano. In conclusione, De Sanctis vede nel realismo di Manzoni l‟arrivo di una nuova epoca che, tramite l‟ironia e la misura dell‟ideale, pone le basi per un nuovo “risorgimento”. L‟agrigentino ha dei punti in comune con De Sanctis soprattutto se ci riferiamo all‟analisi fatta dal critico nel 1855 rispetto a Leopardi. De Sanctis analizza la contraddizione e il “sentimento di essa contraddizione” in Leopardi, affermazione che ricorda il “Sentimento del contrario” di Pirandello. L‟immagine e il pensiero, elementi di ogni poesia, sono qui dunque scissi, distruggentisi a vicenda, in contraddizione, e forse non ci è alcuna poesia moderna nella quale si riveli con coscienza tanto profonda questa sociale infermità che travaglia le presenti generazioni. Nella poesia leopardiana non solo vi è contraddizione, ma l‟angoscioso sentimento di essa in contraddizione. (PC p. 166) Per De Sanctis Leopardi è il moderno Amleto, mentre Pirandello nel Fu Mattia Pascal pone le differenze tra la tragedia classica e quella moderna attraverso lo strappo nel cielo di carta. La “Macchinetta infernale” (UM p.214) della logica dell‟agrigentino è considerata veleno, in quanto sostanza tossica, alla pari di Leopardi che considera: “Il pensiero avvelena tutte le gioie della vita” (PC p. 167). Il significato che Pirandello e De Sanctis danno all‟umorismo sotto il profilo storico e filosofico è uguale. Nel 1908 lo scrittore siciliano nega il lato storico, ma attraverso l‟approccio estetico organico, che risale al De Sanctis, ne salva il lato filosofico. Potrebbe a questo punto definirsi anomalo il fatto di non ritrovare la definizione desanctisiana dell‟umorismo negli scritti di Pirandello. Sorge spontaneo chiedersi il perché Milone avanzì, l‟ipotesi di un rifiuto della stessa. “Forma artistica, che ha per suo significato la distruzione del limite, con la coscienza di essa distruzione” (PC p. 171). La mancata definizione desanctisiana potrebbe attribuirsi ad un deficit di conoscenza. A questo proposito, ricordiamo Croce che nella sua stroncatura del 1909 dice: “Forse, benché lo menzioni in un punto, p.146, non ha letto neppure il mio articolo del Journal of comparative literature” (PC p. 172). La conoscenza più profonda del De Sanctis, sottolinea la Casella, avrebbe sicuramente facilitato lo scrittore agrigentino, durante il suo procedere nel saggio, i suoi esempi e dimostrazioni sarebbero stati più convincenti, per esempio l‟interpretazione di Cecco Angiolieri che con D‟Ancona sarebbe stata stroncata totalmente con il supporto della
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"L'umorismo" di Pirandello tra saggio e romanzo

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Informazioni tesi

  Autore: Elena Mineo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Educatore Interculturale
  Relatore: Salvatore Zarcone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

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