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''Copenhagen''di Michael Frayn: scienza, storiografia e linguaggi settoriali a teatro

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10 Il fatto storico documentato viene visto come il risultato finale, il prodotto di avvenimenti contingenti di natura sociale, economica, culturale, che necessariamente vanno ricostruiti pur se privi di quel supporto fornito dallo scritto. La storiografia si arricchisce quindi grazie ad un nuovo approccio, più analitico, che non si accontenta di riordinare determinati avvenimenti, ma che li vuole sviscerare, risalendo fino alle origine del fatto stesso. Al fine di poter raggiungere tale obiettivo diventa però fondamentale porsi le domande giuste: il lavoro di ricerca deve essere affrontato con un “disegno mentale” preciso 17 , un progetto di lavoro che permette di delineare quale sia il proposito della ricerca. Quindi, lo storiografo non deve essere in balìa del documento, al contrario: quest’ultimo sarà lo strumento tramite il quale lo storico, esercitando il suo controllo, cerca di raggiungere la piena comprensione. Così facendo la storiografia si allontana dal territorio sicuro della pagina scritta per avventurarsi in quello, più insidioso, dell’indagine e dell’ipotesi. Lo storico diventa investigatore a tutto tondo, fronteggiando l’ambito, certamente più stimolante, del mistero storico. Proprio per questo i periodi delle origini attraggono tanto lo storico: perché vi pullulano misteri da chiarire, le resurrezioni da tentare 18 . La storiografia perde quell’aura di scienza esatta che l’aveva caratterizzata fino a quel momento. Soprattutto si inizia a capire che non è possibile avere un quadro totalizzante e completo di una situazione storica; così Fischer commenta il tentativo di acquisire una piena conoscenza del fatto storico: «the impossible object is the quest for the whole truth» 19 . 17 Carlo Ginzburg, Il giudice e lo storico: considerazioni in margine al processo Sofri, Torino Einaudi, 1991, p.7. David Hackett Fischer tuttavia mette in guardia dall’incorrere nell’errore – a suo dire molto diffuso tra gli storici – di porsi domande che, lungi dal fornire una risposta soddisfacente, conducono ad altre domande, disperdendo il discorso e dirigendo l’indagine verso un punto di non ritorno. David Hackett Fischer, Historians' Fallacies: Towards a Logic of Historical Thought, New York: Harper & Row, 1970, p. 8. 18 Lucien Febvre, Problemi di metodo storico, cit. p. 73. 19 David Hackett Fischer, Historians' Fallacies: Towards a Logic of Historical Thought cit p. 5. Ciò non significa che la visione dominante debba essere relativista: esistono delle objective truths che possono essere riconosciute: «Every true historical statement is an answer to the question to which a historian has asked. Not to The Question. But to question about something». Fischer propone una visione della storiografia che abbraccia con convinzione il contributo della logica, contro la quale il pregiudizio è stato forte: «nothing falsifies history more than logic» (preface x). Fischer configura la storiografia come «problem-solving discipline», basata sul porsi continuamente domande su un argomento e trovarne risposte soddisfacenti.
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Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Fois
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Traduzione letteraria e traduzione tecnico-scientifica
  Relatore: Francesco  Cotticelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

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