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''Casta'', ''Cortigiana'', ''Giusta'': Mito e Antimito della Serenissima nel Merchant of Venice di William Shakespeare

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Anteprima della tesi: ''Casta'', ''Cortigiana'', ''Giusta'': Mito e Antimito della Serenissima nel Merchant of Venice di William Shakespeare, Pagina 9
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vegliare sulla sicurezza e sui costumi. Secondo Domenico Morosini, alla fine del XV secolo i 
Dieci sono degni di vedersi attribuire il merito della libertà e della tranquillità in città.
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Per quanto concerne la politica estera, giocavano un ruolo sempre piø importante gli 
ambasciatori, reclutati fra i patrizi piø qualificati, e incaricati di missioni precise o 
permanenti. Questi inviavano al Senato dei regolari dispacci, presentando a fine soggiorno 
una relazione per far sì che la classe dirigente avesse un’idea molto precisa degli Stati 
stranieri, dei loro problemi e dei loro capi.
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 Questi documenti erano conservati negli archivi 
della Cancelleria, di cui era responsabile il Gran Cancelliere. Gli ambasciatori, importante 
fulcro per i rapporti con l’estero, furono anche complici di una spinta propagandistica 
dell’immagine magnifica di Venezia nel resto del mondo: parte del loro lavoro, oltre a 
raccogliere informazioni sugli Stati stranieri, era la promozione di Venezia come città-stato 
idilliaca sotto tutti i punti di vista. 
La popolazione di Venezia era divisa in gruppi ben distinti: patrizi, cittadini, clero, 
popolo e stranieri. I primi erano i soli ad avere l’esclusività dei diritti politici e ad accedere al 
Maggior Consiglio; subito dopo i patrizi vi erano i cittadini, a loro volta divisi in due gruppi: 
di diritto (de jure), figli di cittadini nati a Venezia e che partecipavano alle stesse attività 
commerciali e bancarie dei patrizi, e i cittadini de intus e de extra, nati fuori Venezia. Poi c’è 
il popolo, definito da Antonio Milledonne nel suo ExposØ sur le gouvernement de la 
rØpublique de Venise «terza condizione degli abitanti di Venezia».
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 Infine il clero, rispettato, 
ma messo in disparte dagli affari pubblici e sottomesso agli stessi tribunali dei laici. Al di 
fuori di queste categorie, tutto ciò che rimaneva era identificato come straniero. 
Un aspetto interessante è che, a differenza di una repubblica come Firenze, Venezia 
conobbe solo sporadicamente l’agitazione sociale. La ragione di ciò sta nel fatto che le 
istituzioni incontravano un vasto consenso e che lo Stato assicurava un livello di vita elevato 
per l’epoca, una giustizia egualitaria ed efficace, e la partecipazione di tutti alle cerimonie 
pubbliche.
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Contarini nel 1520 offrì una vivida rappresentazione del posto occupato nell’immaginario 
collettivo cittadino del governo della Serenissima, nel suo saggio Della Repubblica e 
                                                 
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 Ivi, p. 57. 
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 Ivi, p. 60. 
31
 Citato in Ivi, p. 63. 
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 Ibidem.

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Informazioni tesi

  Autore: Mirko De Montis
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Maria Grazia Dongu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 105

FAQ

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