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''L'Unità'' e gli allargamenti della Comunità Europea (1969-1986)

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Anteprima della tesi: ''L'Unità'' e gli allargamenti della Comunità Europea (1969-1986), Pagina 13
Amendola, intervenuto nel dibattito in qualità di capo della delegazione comunista 
italiana, precisò che < quanto alla estensione della CEE ad altri Paesi, non si tratta 
di avere necessariamente posizioni uniformi, di dire semplicemente un sì o un no: 
ogni partito può avere una posizione diversa, poiché i problemi si pongono 
diversamente nei vari Paesi. >
83
 
Il concetto espresso da Amendola era molto importante, poiché sanciva 
definitivamente l’assenza di un centro decisionale da cui partissero ordini o 
direttive a cui ogni partito comunista avrebbe dovuto uniformarsi, con la 
conseguenza che dovesse essere rispettata l’autonomia e l’indipendenza di ciascun 
partito nazionale che doveva essere l’unico vero interprete di ciò che fosse giusto 
o sbagliato per il proprio popolo. 
Questo concetto, figlio di quella evoluzione politica e culturale che ebbe luogo nel 
PCI in seguito ai già citati fatti di Praga del ’68, sarebbe stato riaffermato dai 
comunisti italiani ogniqualvolta fossero emerse forti differenze di punti di vista tra 
partiti nazionali in seno all’Internazionale comunista. 
Nel suo discorso al convegno di Londra, Amendola si limitò a prendere atto delle 
posizioni espresse dai comunisti britannici senza peraltro esporre quello che era il 
suo punto di vista sull’allargamento.
84
 
In un dibattito sull’integrazione europea promosso dall’istituto di studi 
parlamentari a Roma nel febbraio 1971, Amendola ebbe modo di precisare con 
estrema chiarezza la posizione del PCI: < circa l’avvenire della CEE Amendola ha 
detto che è condizionato dallo sviluppo del processo di distensione in Europa e 
dalla capacità della Comunità di allargarsi anche ai paesi neutrali e, quindi, 
all’intero continente, realizzando una un’unità europea che sia veramente tale. >
85
 
Amendola dunque non fece altro se non confermare la linea politica del PCI, ce 
voleva veder realizzata un’unità europea che fosse < veramente tale > e che 
abbracciasse tutti i Paesi d’Europa: in questa concezione emerse ancora una volta 
il rifiuto della divisione del continente e della conseguente < piccola Europa >, 
rappresentata da una Comunità europea destinata al fallimento storico se non 
avesse saputo porsi l’obiettivo di unire tutto il continente. 
Nel corso del dibattito vi furono forti pressioni dei parlamentari democristiani per    
< richiedere una sorta di adesione incondizionata dei comunisti al processo di 
integrazione >
86
; da una simile richiesta i comunisti dedussero che per i 
democristiani < l’integrazione europea appare come un processo che dovrebbe 
stare al di là del bene e del male, cioè degli interessi delle classi sociali. >
87
 
I comunisti non potevano avere nei confronti del processo di integrazione questa 
concezione < al di là del bene e del male > che portasse necessariamente ad una    
< adesione incondizionata >; occorreva innanzi tutto precisare che, in una ottica 
                                                 
83
 s.f., Intervento alla Conferenza dei PC occidentali, in “l’Unità”, 13 gennaio 1971 
84
 Ibidem. 
85
 s.f., L’istituto di studi parlamentari a Roma ha ospitato giovedì sera un dibattito sull’integrazione 
europea, in “l’Unità”, 20 febbraio 1971 
86
 Ibidem. 
87
 Ibidem. 
 13

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''L'Unità'' e gli allargamenti della Comunità Europea (1969-1986)

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Informazioni tesi

  Autore: Giacomo Giulianelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Ariane Landuyt
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 256

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