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'Contafole' e personaggi in ''Paese Perduto'' di Dino Coltro

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Anteprima della tesi: 'Contafole' e personaggi in ''Paese Perduto'' di Dino Coltro, Pagina 15
A dodici anni i destini dei maschi e delle femmine si separano, come quelli dei ricchi e dei poveri. I 
soli maschi, se sono di famiglia agiata, continuano gli studi: sotto la frusta di un ‹‹grammatico›› o 
professore di letteratura, studiano i classici e la mitologia (di cui non si credeva nemmeno una parola, 
ma che faceva riconoscere la persona colta); in via eccezionale, qualche ragazza veniva posta dal 
padre sotto la guida di un precettore che le insegnava i classici. Ma va detto che a dodici anni una 
ragazza è in età da marito […] Se una donna si fa una cultura d’ornamento, sa cantare, ballare e 
suonare uno strumento (canto, musica e danza procedevano insieme), sarà lodata, si apprezzeranno i 
suoi talenti, ma ci si affretterà ad aggiungere che, nondimeno, ella è una donna perbene. […] In 
compenso, la madre di Seneca si era vista proibire dal marito lo studio della filosofia, perché ci vedeva 
la via della perdizione
29
. 
 
          Nel verificare alcuni aspetti della cultura germanica e franca ci si stupirà nel notare la somiglianza che intercorre 
con quella romana e veneta. Dappertutto la donna è sottomessa al marito e deve rimanere in casa a procreare e gestire 
l’economia domestica. Per molti secoli ella fu considerata strumento per i legami di sangue fra i nobili e per garantire la 
discendenza alle famiglie dei propri mariti. Ecco perché sia presso i Germani che presso i Franchi, la mattina dopo il 
matrimonio, lo sposo regalava alla sua donna il morgengabe, ‹‹il nuovo dono, in aggiunta a quelli precedenti […] Esso 
vuol essere espressione della gratitudine del marito per aver trovato vergine la sposa, ed è quindi una garanzia che i figli 
che essa metterà al mondo non appartengono che a lui››
30
. Questi antichi costumi, in qualche modo, rimasero come 
fossili nella cultura agreste e furono contaminati anche dalla religione cristiana che aveva preso piede in Italia già nel 
primo secolo d.C. La Chiesa, per molti secoli, tentò di far luce sugli ordinamenti delle popolazioni che avvicinava. Per 
esempio, doveva conciliare le sue leggi con quelle di civiltà molto diverse soprattutto per quanto concerneva il rapporto 
fra uomo e donna. Infatti, tra i Franchi e i Germani era comunissima la poligamia o il matrimonio preteso con la 
violenza e il rapimento delle ragazze. Ecco che, in così difficili situazioni, la donna continuava ad essere rinchiusa nella 
sua casa. I primi cambiamenti si notano verso la metà del primo secolo d. C. Scrive Michel Rouche: 
 
Per indicare il sentimento d’amor coniugale, il papa Innocenzo I (411-17), rivolgendosi al vescovo 
Vittrice di Rouen, lo chiama charitas coniugalis, espressione difficile da tradurre perché si trattava 
evidentemente di un miscuglio fra benevolenza coniugale, tenerezza e amicizia. Altri parlano di 
dilectio, amore inteso come preferenza e rispetto. Giona d’Orleans, nel IX secolo, per designare 
l’amore coniugale usa costantemente caritas, che comporta ad un tempo una honesta copulatio, vale a 
dire una unione carnale ragionevole, lontana da ogni sfrenatezza, e insieme fedeltà e devozione tenera 
                                                           
29
 Ivi, pp. 12, 13. 
30
 Ivi, p. 353. 

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Miotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Ilaria Crotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 270

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