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La compressione dei diritti costituzionali in ragione della lotta al terrorismo: il caso americano

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Cap. 1 - Il terrorismo: le nuove paure e le questioni che si aprono 13 palestinese 30 ), promuovere la crescita e la libertà economica con investimenti che innalzino il livello di vita e riducano la povertà. Questi obiettivi ambiziosi, a lungo termine e di difficile conseguimento, non sono stati però esenti da sferzanti critiche e accese polemiche. La maggior parte degli interventi polemici, è necessario sottolinearlo, sono rivolti alla cosiddetta teoria della “guerra preventiva” 31 . Il New York Times, in un editoriale ripreso da molti giornali americani e non, esordisce con “l’America flette i muscoli ed esibisce un’aggressività che ricorda l’era Reagan” e sottolinea come siano stati eliminati dal documento quei passi che avrebbero potuto prestarsi all’accusa di ‘arroganza’ da parte degli Stati Uniti 32 . Un illustre ed importante esponente politico americano, il senatore democratico Robert Byrd (che a 86 anni viene chiamato il “padre del senato”), denuncia il fatto che “la guerra preventiva 33 sia la distorsione di una vecchia concezione del diritto alla difesa”. 30 Significativi i passi che sono stati recentemente fatti per l’approvazione della Road Map. 31 “Dobbiamo essere preparati a fermare gli ‘rogue states and their terrorist client’ prima che siano in grado di minacciare o usare mezzi di distruzione di massa”, “gli Stati Uniti hanno mantenuto a lungo l’opzione dell’azione preventiva per far fronte ad una evidente minaccia alla nostra sicurezza nazionale”, “gli Stati Uniti non useranno sempre la forza per prevenire le minacce emergenti, e le nazioni non possono usare l’azione preventiva come pretesto per un’aggressione”, “ lo scopo delle nostre azioni sarà sempre quello di eliminare una specifica minaccia agli Stati Uniti o ai nostri alleati e amici. Le ragioni delle nostre azioni saranno chiare, la forza misurata, e la causa giusta”, op. cit. a nt. 12, p. 13-14. 32 Cfr. Bush: Ecco la teoria dell’attacco preventivo, Corriere della Sera, articolo del 21 settembre 2002; Sanger E. D., Bush to formalize a defence police of hitting first, New York Times, 17 luglio 2002; Sanger E. D., Threats and responses: security, New York Times, 20 settembre 2002; Wright R., Contradictions of a Superpower, New York Times, 29 settembre 2002. 33 Sul concetto di guerra preventiva non si può non citare il caso Caroline (1837). Nel 1837 soldati Britannici attaccarono il piroscafo Caroline in territorio americano perché tale nave riforniva di armi i ribelli canadesi. Gli Inglesi giustificarono l’attacco adducendo motivi di autodifesa cautelativa. Il caso venne risolto per mezzo di uno scambio di lettere diplomatiche. Il Segretario di Stato Webster sostenne che l’autodifesa per essere giustificata dovesse essere notevole, immediata e non lasciar altro spazio o tempi di riflessione. Da allora il caso Caroline è citato per affermare che la forza può essere esercitata quando sussista “una necessità di legittima difesa urgente, irresistibile, tale da non lasciare altra scelta dei mezzi e il tempo per deliberare”. Per approfondimenti cfr. Lamberti - Zanardi, La legittima difesa nel diritto internazionale, Milano, 1972, p. 43 ss; Cannizaro, Il principio della proporzionalità nell’ordinamento internazionale, Milano, 2000, p. 279 ss.; , consultato il 13/06/2003.

Anteprima della Tesi di Michele Martellino

Anteprima della tesi: La compressione dei diritti costituzionali in ragione della lotta al terrorismo: il caso americano, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Michele Martellino Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

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