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Influenze della modernità nel cinema di Woody Allen: l'eredità di Ingmar Bergman

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4 Amo molto il pubblico. Mi sono sempre detto: «Devo essere molto chiaro, devono capire ciò che dico, non è difficile» e molte volte mi sono reso conto di non essere stato abbastanza semplice, abbastanza chiaro. Ma in tutta la mia vita, ho sempre lavorato per il pubblico. (Bergman 1990, tr. it. 1994:58) Al contrario, quando Bergman trascura volontariamente questi propositi realizza i suoi film più sperimentali nel contesto di un cinema della modernità. Il cineasta lo ha espresso apertamente: «A volte, con L’ora del lupo o con Luci d’inverno mi sono ribellato al mio amore per il pubblico dicendomi: <Me ne infischio!>…beh ovviamente anche in altri film» (1994:59). Citeremo di seguito una serie di dichiarazioni del cineasta raccolte da Birgitta Steene, una delle più profonde conoscitrici dell’opera bergmaniana, allo scopo di chiarire l’importanza che il pubblico, e l’aspetto fruitivo di un’opera, rivestono per Bergman, in rapporto alle sue scelte estetiche: For me personally this question always pops up: Can I express myself in a more simple, pure and brief way? Does everyone understand what I am saying? Can the most unsophisticated person follow this train of development?…In all experimenting there is a great and obvious risk, since the experiment always leads away from the public. The road away from the public can lead to sterility, confinement in the ivory tower.…Since I do not create my work for my own or a few people’s spiritual elevation but for the entertainment of millions, the…imperative [of clarity] usually wins out. But sometimes I still try the riskier alternative and it turns out that the public also absorbs an advanced irrational line of development with a surprisingly open ear. 11 (Steene, in Michaels, 2000:28-29) Queste affermazioni ci permettono di formulare un paradigma fondamentale, che sintetizza l’estetica mutevole del cineasta, secondo il quale il classicismo è sinonimo di chiarezza e garantisce la ricezione di un’opera da parte dello spettatore, mentre lo sperimentalismo implica quasi sempre il rischio di allontanarne l’attenzione, di confinare l’autore nella «ivory tower». Per questo motivo, l’approccio interpretativo alla cinematografia bergmaniana e la delineazione delle sue evoluzioni attraverso gli anni 11 «Personalmente questa domanda mi si ripresenta sempre: Posso esprimermi in modo più semplice, puro e breve? Capiscono tutti quello che dico? Può la persona più semplice seguire questa sequenza di sviluppo?…In tutta la sperimentazione c’è un grande ed ovvio rischio, poiché l’esperimento porta sempre via dal pubblico. La via lontana dal pubblico può portare alla sterilità, al confinamento nella torre d’avorio….Visto che non creo la mia opera per me stesso o per l’elevazione spirituale di pochi ma per l’intrattenimento di milioni…l’imperativo [di chiarezza] di solito vince. Ma a volte provo ancora l’alternativa più rischiosa e si scopre che anche il pubblico assorbe una linea irrazionale avanzata con un orecchio sorprendentemente aperto».
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Influenze della modernità nel cinema di Woody Allen: l'eredità di Ingmar Bergman

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Informazioni tesi

  Autore: Daniel Bellomo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Elena Dagrada
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

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cinema
ingmar bergman
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