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Influenze della modernità nel cinema di Woody Allen: l'eredità di Ingmar Bergman

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IV Con il presente lavoro tenteremo pertanto di dimostrare come Allen, volendo rappresentare «the psyche not visible», prenda come modello una certa estetica bergmaniana. Quindi, estendendo il discorso relativo alla problematica dell’interiorità a tutto ciò che sottende l’idea di non visibile – in altre parole a ciò che la natura mimetica del cinema non gli permette di raffigurare ontologicamente; ovvero il magico, il sogno, il ricordo, la fantasticheria, il flusso di coscienza, e così via –, tenteremo di dimostrare che tutte queste molteplici sfaccettature dell’invisibile costituiscono motivi ricorrenti sia nel cinema di Bergman sia in quello di Allen. 5 Infine, a prescindere dalle figure di linguaggio specifiche che Allen ha assimilato da Bergman e che andremo ad individuare nel corso della nostra ricerca, cercheremo di comprendere come questa vocazione al costante confronto con l’irrappresentabile in entrambi i cineasti riveli una precisa presa di posizione all’interno del panorama estetico cinematografico: una ribellione contro le convenzioni del cinema classico hollywoodiano, del “montaggio invisibile”, perché da un lato improntato sul celamento della finzione, dall’altro illusoriamente realistico. 6 Bergman si libererà con grande difficoltà nel corso della sua carriera del linguaggio hollywoodiano, elaborando soluzioni moderne e autoriflessive che svelano gli artifici del mezzo cinematografico e rendono possibile rappresentare nel cinema l’invisibile. Allo stesso scopo Allen assimilerà le innovazioni sperimentate da Bergman nel suo cinema, integrandole in uno stile personale che potremmo definire soggettività e sessualità in Play it Again, Sam, la rappresentazione della divisione psichica attraverso l’uso di certi espedienti come lo split screen in Annie Hall, la presentazione e drammatizzazione del dislocamento e del decentramento sullo Scope-screen in Manhattan, e la cinepresa roteante in Hannah and Her Sisters, tutti implicano tentativi di realizzare tensioni interiori e conflitti latenti sullo schermo…Certamente si può vedere l’influenza su Allen di altri importanti registi oltre a Bergman…Nondimeno, rimane significativo che, nella visione di Allen, Bergman resta il più importante per lui, almeno come fonte per la raffigurazione del conflitto interiore e dell’intima coscienza». 5 La tensione drammatica e l’approccio culturale con cui vengono affrontati dai due cineasti è certamente differente. Peter Bailey riassume lucidamente la posizione artistica di Allen, «One way to describe Allen is as a Modernist by doctrine and a Postmodernist by inclination and practice…The Modernist Allen wants to make serious films which attempt to answer significant human questions; the Postmodernist Allen doubts the utility of posing that questions» (Bailey, 2001:177). («Un modo per descrivere Allen è come un moderno per dottrina e un postmoderno per inclinazione e pratica…L’Allen moderno vuole realizzare film seri che tentano di rispondere a quesiti significativi dell’uomo; l’Allen postmoderno dubita l’utilità di porre tali quesiti»). Tuttavia questi elementi comuni indicano una medesima volontà nel ricercare vie possibili alla rappresentazione filmica dell’irreale, dell’onirico, del metafisico. 6 Rimandiamo alle teorie di André Bazin sul “découpage invisibile” nel testo di riferimento principale su questo tema, Qu’est-ce que le cinéma?, Éditions du Cerf, Paris, 1959-64 (tr. it., Che cosa è il cinema?, Garzanti, Milano 1999).

Anteprima della Tesi di Daniel Bellomo

Anteprima della tesi: Influenze della modernità nel cinema di Woody Allen: l'eredità di Ingmar Bergman, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne

Autore: Daniel Bellomo Contatta »

Composta da 177 pagine.

 

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