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Capitalismo arabo/islamico. Possibilità di sviluppo economico in Algeria, Libia e Tunisia.

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22 accompagna il crescente desiderio di unità araba, passaggio che si rivelerà assai lento e difficoltoso come vedremo in seguito (limitatamente al discorso relativo all’integrazione economica). Va detto che tale sentimento di coesione non ha fatto presa sulle società nordafricane, a beneficio di una rinascita del sentimento nazionale dei paesi del Maghreb [Amin 1977]. Il periodo di partenza dell’azione modernizzante operata dai governi arabi coincide con gli anni sessanta e settanta (quando in Occidente inizia a declinare il modello del secondo dopoguerra), grazie alla crescita dell’apparato burocratico negli stati arabi, innanzitutto dal punto di vista dell’espansione del ruolo economico e sociale dello stato, in linea con quanto avviene nel mondo non sviluppato dove il ruolo preminente in materia di modernizzazione lo hanno svolto le élite politiche [Mutti 1973]. A partire dal decennio ottanta anche nel mondo arabo, spesso in conseguenza ad un cedimento delle pressioni internazionali, viene dato avvio ad un primo processo di privatizzazione senza verificare gli effetti prodotti dalle politiche pubbliche del periodo conosciuto come della burocratizzazione. Durante tale fase la carenza di investitori privati e per contrastare il rischio di internazionalizzazione dei capitali, il potere pubblico agisce in molteplici direzioni, in materia economica, sociale e politica. In questo senso non siamo in grado di parlare di capitalismo in senso stretto per quanto riguarda i paesi arabi. In particolare non sono soddisfatti i fondamentali canoni weberiani caratterizzanti un sistema di organizzazione della produzione in senso capitalistico. Viene a mancare quella fondamentale spinta proveniente dal basso che il sociologo tedesco vedeva nelle classi imprenditoriali di fede protestante. La burocratizzazione che ha investito le società arabe e che nell’attuale fase di privatizzazione ha ancora ramificazioni assai articolate, ha indotto tali contesti nazionali verso l’idealtipo weberiano del capitalismo politico strettamente confinante con il socialismo di stato [Trigilia 1998]. La prevalenza del monopolio pubblico sui mezzi di produzione induce a confermare la situazione di un capitalismo lontano dal modello industriale di stampo occidentale, infatti viene meno l’appropriazione dei mezzi di produzione da parte della classe borghese (che come abbiamo detto in precedenza è presente, in misura limitata) con il conseguente impiego di forza lavoro salariata, per accrescere il saggio di profitto. Le società arabe, che in questa sede potremmo definire modernamente burocratizzate, non rispecchiano la contrapposizione generatasi nel primo periodo industriale europeo, in
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Capitalismo arabo/islamico. Possibilità di sviluppo economico in Algeria, Libia e Tunisia.

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Grosso
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione sociale e istituzionale
  Relatore: Sergio Scamuzzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

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