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Economia del benessere: modelli teorici e prospettive metodologiche: il caso della percezione della salute

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a favore di un interventismo statale che si faccia carico delle problematiche emergenti e venga incontro ai bisogni conseguenti. La struttura organizzativa che ne scaturisce, pur nelle affatto irrilevanti differenze territoriali, è nota con il nome di Welfare State: al di là dei diversi caratteri il tratto saliente che lo contraddistingue rispetto alle precedenti configurazioni statali è il dichiarato obiettivo di promuovere il benessere dei propri cittadini varando una serie di misure sociali preventive e protettive che implicavano una predisposizione ed erogazione routinaria e razionalizzata di beni e servizi. Con lo scopo di scongiurare i rischi connessi ad eventi nefasti, accidentalmente, come malattia, infortunio, perdita del lavoro, o inesorabilmente, come la vecchiaia, sono varate forme assicurative obbligatorie a carattere universalistico, tratto che le distingue dalle prime esperienze solidaristiche di stampo cetuale e professionale fondate su criteri di esclusività. Nel ripercorrere brevemente le dinamiche storiche e sociali che hanno catalizzato l’avvio di ampie riforme sociali, accanto al ruolo svolto dagli Stati moderni è doveroso dare il giusto risalto alla trasformazione dei presupposti scientifici che hanno indirizzato l’azione medica e con essa il complesso dei provvedimenti igienico-sanitari promossi dall’amministrazione pubblica 54 . Risultati positivi nei termini di una riduzione della mortalità e della frequenza delle malattie sono stati raggiunti dalla sanità pubblica a partire dal XVIII sec. grazie all’applicazione del metodo e delle analisi quantitative proprie della scienza sperimentale che hanno segnato una cesura rispetto ai principi teorici sino ad allora dominanti d’ispirazione aristotelica e galeniana noti come teoria dei quattro umori (flemma, sangue, bile gialla e bile nera); l’origine delle malattie era imputata ad una perturbazione dell’equilibrio assicurato da tali umori, secondo una spiegazione intraspecifica delle patologie che scoraggiava forme di prevenzione e cure esterne. Il mutamento di prospettiva apportato dagli studi e dalle scoperte galileiane, di notevole impatto nella scienza medica fu quella del microscopio, e, in un periodo successivo, l’importanza attribuita ai fattori ambientali dal positivismo, permisero di accordare la giusta considerazione a quegli agenti patogeni invisibili all’occhio umano ma già sospettati come possibile causa dalle felici quanto ignorate intuizioni di alcuni luminari romani. La teoria della contagiosità delle malattie e le devastanti conseguenze del tifo e della peste nel seicento, del vaiolo nel secolo successivo insieme alla diffusa convinzione dell’efficacia offerta dal vaccino e allo sviluppo degli studi epidemiologici avvalorano la tesi che la salute sia un bene della società e non solo del privato cittadino, legittimando in tal modo la formazione di strutture sanitarie adibite all’assistenza medica. 54 Eva Buiatti [et. al.], Trattato di sanità pubblica, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1993.
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Economia del benessere: modelli teorici e prospettive metodologiche: il caso della percezione della salute

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Informazioni tesi

  Autore: Marilena Bartolomei
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Giuseppe Travaglini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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