Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il ritmo del ''farsi dire'' in Carmelo Bene

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

4 teatro, senza distinzioni di genere, destinato a risorgere ogni volta dalle proprie ceneri, frustrando l’impossibile fuga. Per Carmelo Bene il personaggio non esiste da sempre, ma è un “non–Io condannato a ripetere gli stessi errori” 2 ; così come non esiste l’attore:e Bene testimonia quest’assenza. Manfred è un’invenzione vocale, scaturita dal linguaggio. Nell’opera, l’immagine passa interamente nel sonoro, il suono stesso diviene personaggio. Schumann riesce a conservare integro il ruolo che la parola aveva nel testo drammatico di Byron, rapportandola in un delicato gioco di proporzioni all’incastro degli inserimenti musicali. Riproducendo il tema conduttore della fisicità della parola, un leitmotiv nell’idea di teatro che Bene persegue, Manfred costituisce il momento conclusivo della linea espressiva che partendo dall’enfasi funeraria di Byron, attraverso l’elemento musicale di Schumann, tocca la sintesi assoluta dell’irrappresentabile. La voce di Carmelo Bene si iscrive in quella particolare dimensione drammaturgica in cui conta quello che non si vede e in cui si muove l’attore che “non sa dirsi”. 3 L’indicibile che egli si porta dietro, sta proprio nel dire tutto solo attraverso il dire, del servirsi del teatro solo attraverso gli strumenti del 2 S. Colomba, Assolutamente moderni, Assolutamente moderni(Figure, temi e incontri nello spettacolo del Novecento), cit. pag. 2 3 Tradurre al passivo qualunque verbo attivo, nel teatro di Bene, è una trasformazione necessaria, dovuta ad una esasperata chiusura dell’azione riflessiva, ad un tale avvicinamento di sé a se stesso-o allo specchio- che è proprio il Sé a venir meno per primo, come un’inevitabile indolore elisione, e non resta altro modo che la voce passiva di un verbo se si vuole raccogliere ciò che resta della sua azione.

Anteprima della Tesi di Maria Teresa Tinto

Anteprima della tesi: Il ritmo del ''farsi dire'' in Carmelo Bene, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Teresa Tinto Contatta »

Composta da 82 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4524 click dal 08/11/2004.

 

Consultata integralmente 8 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.