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Le associazioni di promozione sociale

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6 Appare evidente come possa essere arduo dettare una normativa organica di incentivazione per una realtà tanto complessa e polimorfica. Come prevedere una normativa fiscale uniforme per un’associazione non riconosciuta e per una grossa fondazione? un semplice strumento di controllo finalizzato alla verifica della destinazione delle attività può essere opprimente per la prima ed insufficiente per la seconda. La classificazione in base allo scopo evidenzia caratteristiche importanti dell’ente che dovrebbero condizionarne la disciplina. Secondo questo profilo gli enti non profit si differenziano, infatti, in assistenziali e mutualistici. I primi operano per fini pubblici o caritatevoli nei confronti di tutta la collettività; i secondi perseguono, quale scopo sociale, la creazione di benefici diretti esclusivamente ai propri membri o a gruppi per il cui servizio sorgono o che rappresentano. La meritorietà dei secondi, differentemente da quella dei primi, insita nella natura dei fini perseguiti per definizione, risulta dipendente dalla necessarietà di protezione espressa dai gruppi tutelati o rappresentati. Allo scopo di assicurare strumenti utili per poter comprendere appieno il significato dello slogan “più società meno Stato”, tanto in voga in seguito alla crisi del “welfare state” ed esplicativo di ciò che il non profit può rappresentare per la società del futuro, è opportuno osservare brevemente l’evoluzione storica della gestione dei servizi sociali, in continuo fermento dal medioevo ai giorni nostri, dando risalto allo spazio che le diverse istituzioni pubbliche hanno lasciato all’autorganizzazione della società civile.

Anteprima della Tesi di Alberto Svelto

Anteprima della tesi: Le associazioni di promozione sociale, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alberto Svelto Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.