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La Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo nella storia dell'intervento straordinario per il Mezzogiorno (1946-1960)

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7 Le distruzioni di guerra erano notevoli ed avevano interessato soprattutto il patrimonio abitativo e le reti viarie, meno l’apparato produttivo. I danni inferti a quest’ultimo 5 , valutati intorno al 12-14%, erano concentrati soprattutto nelle regioni meridionali, a causa del protrarsi della guerra per diversi mesi, interessando il 30% della sua dotazione industriale, mentre nelle regioni settentrionali tale percentuale non superava il 5%; i settori più colpiti erano quello della siderurgia, quello dell’industria meccanica e quello della marina mercantile 6 . Il paese era di fronte a numerosi problemi economici, politici e sociali. Oltre a quelli di natura congiunturale vi erano da affrontare vecchie questioni: l’arretratezza dell’Italia meridionale, l’ammodernamento degli impianti industriali, del settore agricolo e una disoccupazione strutturale 7 , tecnologica e congiunturale, aggravata dalla crescita demografica e dall’arresto del flusso migratorio 8 . Tra il maggio 1946 ed il maggio 1947 l’ondata inflazionistica raggiunse il suo culmine 9 . La rimozione degli ostacoli politici, con l’estromissione delle Sinistre dalla maggioranza 10 , consentì l’adozione di una decisa politica 5 Le diverse opinioni esistenti nel dopoguerra circa l’entità dei danni sono riportate in C. Daneo, La politica economica della ricostruzione, 1945-1949, Einaudi, Torino, 1975, pp. 3- 20; P. Saraceno, Ricostruzione e pianificazione: 1943-1948, a cura e con introduzione di P. Barucci, Laterza, Bari, 1969, p. 258. Stime successive hanno ridimensionato le distruzioni di guerra al 10% del capitale industriale, in proposito si veda V. N. Zamagni, Una analisi macroeconomica degli effetti della guerra, in Id. (a cura di), Come perdere la guerra e vincere la pace, Il Mulino, Bologna, 1997, pp. 35 sgg. 6 Sui problemi di natura congiunturale e strutturale ereditati dall’Italia alla fine della guerra si veda A. Graziani, Lo sviluppo dell’economia italiana. Dalla ricostruzione alla moneta europea, Bollati Boringhieri, Torino, 2001, pp. 18-22. 7 Le cifre che descrivono lo sforzo di ricostruzione del tessuto produttivo italiano dal 1946 al 1951 in G. M. Rey, L’economia italiana negli anni di Menichella, in F. Cotula (a cura di), Stabilità e sviluppo cit., vol. 2, pp. 19-20. 8 SVIMEZ, Un quarto di secolo nelle statistiche Nord-Sud, 1951-1976, Giuffrè, Milano, 1977, pp. XXXVII-XXXVIII. 9 La manovra di stabilizzazione del 1947 vista nella sua prospettiva storica si presta a molteplici interpretazioni delle quali un attento esame si trova in A. Graziani, Lo sviluppo cit., pp. 38-43. 10 L’importanza e la crucialità di questo anno, il 1947, nell’evoluzione dei rapporti internazionali ed il segno profondo che l’esclusione dal governo lasciò nel Partito Comunista Italiano sono concordemente riconosciuti dagli storici; per un approfondimento si veda, per esempio, A. Agosti, Il Partito Comunista Italiano e la svolta del 1947, in “Studi Storici”, 1990, n. 1, pp. 53-88; G. Mammarella, Il Partito comunista italiano: 1945-1975. Dalla Liberazione al compromesso storico, Vallecchi, Firenze, 1976, pp. 59 sgg.; S. Galante, Il Partito comunista italiano e l’integrazione europea. Il decennio del rifiuto: 1947-1957, Liviana, Padova, 1988, pp. 21 sgg.; Id., La fine di un compromesso storico: Pci e Dc nella crisi del 1947, F. Angeli, Milano, 1979.
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Informazioni tesi

  Autore: Anna Muraca
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in storia e teoria dello sviluppo economico
Anno: 2004
Docente/Relatore: Giuseppe Di Taranto
Istituito da: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
Dipartimento: economia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

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