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La Fiducie: un'analisi di diritto comparato

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13 1.3.2 Le origini della fiducie dell’ancien droit Sebbene il fidecommesso si fosse rivelato una tecnica efficace per la conservazione del patrimonio delle grandi casate di Francia alcuni degli effetti che questi produceva non sempre corrispondevano alla volontà del disponente. Gli effetti tradizionali del fidecommissario infatti (come il diritto di questi di godere dei frutti della liberalità od il suo diritto di mantenere il possesso dei beni se il beneficiario veniva meno prima dell’apertura del suo diritto) se non creavano difficoltà quando il fidecommesso stesso era beneficiario dell’atto si rivelavano invece estremamente dannosi quando il suo ruolo era solo quello dell’intermediario o dell’amministratore dei beni, in attesa che i beneficiari potessero entrarne in possesso. L’assenza della volontà di beneficiarie anche il fidecommissario metteva in dubbio molti dei principali effetti dell’istituto e per questo la dottrina dell’epoca fu spinta nella ricerca di un nuovo istituto, del tutto simile al primo, ma che non prevedesse per il fidecommissario alcun beneficio derivante della liberalità operata dal costituente; questo “nuovo” istituto fu la fiducie. A dare una legittimazione storica della fiducie (assolutamente essenziale in quel periodo) venne chiamato il diritto romano o meglio il Codice Giustinianeo, il quale però aveva commesso il grave peccato d’aver emendato tutti i riferimenti che le fonti posteriori avevano fatto alla fiducie. Anche se può sorprendere la dottrina francese dell’epoca non si curò di tale mancanza e collegò la legge 46, D. ad senatus-consultum Trebellianum (che permetteva di non applicare alcune effetti del fidecommesso in caso non fosse presente un’intenzione liberale nei confronti del gravato) con i riferimenti del Codice in materia e con alcuni scritti contemporanei 33 . In particolare la legge usava l’espressione “heres fiduciarius” e “hereditas fiudiciaria” da cui la dottrina dedusse la possibilità d’usare la fiducie anche per delle transizioni mortis causa, cosa che invece sappiamo non possibile per la fiducia romana, che veniva usata solo per traslazioni inter vivos. Così la 33 Di particolare importanza furono gli scritti di Peregrinus (autore italiano dei primi del seicento che scrisse in latino una voluminosa opera sulla sostituzione fidecommissaria), che ebbe molta presa sulla dottrina francese dell’epoca che lo cita abbondantemente. WITZ C., la fiducie en droit privé français, Economica, Parigi, 1981, 38 e ss..

Anteprima della Tesi di Andrea Salustri

Anteprima della tesi: La Fiducie: un'analisi di diritto comparato, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Andrea Salustri Contatta »

Composta da 282 pagine.

 

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